Da domani 1 gennaio è “vera” Brexit: cosa cambia per l’ambiente (e per gli italiani)

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Dal 1° gennaio 2021 è “vera Brexit”: il Regno Unito e l’Unione Europea hanno sancito i termini del divorzio, dopo lunghe ed estenuanti trattative. Passaporto obbligatorio, tasse universitarie intere e stop all’Erasmus le principali novità per gli italiani (e gli altri europei). Ma all’ambiente che succederà?

Il Regno Unito ha votato per lasciare l’UE nel 2016 e ha lasciato ufficialmente il blocco commerciale il 31 gennaio 2020. Tuttavia, entrambe le parti hanno concordato di mantenere molte cose uguali fino al 31 dicembre 2020, ritenendo ragionevoli altri 11 mesi per concordare i termini di un nuovo accordo commerciale, raggiunto alla fine il 24 dicembre.

I cambiamenti più sostanziali riguardano gli spostamenti e le condizioni per studiare e lavorare in UK, mentre alcune norme, tra cui alcune ambientali, sono rimaste analoghe con l’obiettivo di non fornire a nessuna delle due parti un vantaggio economico competitivo. Anche se, per esempio, sulle procedure di approvazione di farmaci e alimenti non sarà proprio la stessa cosa, tutt’altro.

E qualcosa si sta vedendo proprio in questo periodo, con farmaci e trattamenti preventivi per il Covid approvati e messi in commercio prima della sentenza dell’European Medicines Agency (Ema) che dà il via o blocca i trattamenti sanitari all’interno dell’Unione Europea.

Viaggi e soggiorni

I cittadini del Regno Unito avranno bisogno di un visto per soggiorni superiori a 90 giorni nell’UE valido per almeno 180 giorni. I passaporti europei per animali da compagnia non saranno più validi, mentre le tessere europee di assicurazione sanitaria (TEAM) rimarranno valide fino alla scadenza, quindi sostituite con una nuova tessera sanitaria globale del Regno Unito.

L’UK non è più soggetto al divieto di tariffe di roaming aggiuntive, sebbene entrambe le parti incoraggeranno gli operatori ad avere “tariffe trasparenti e ragionevoli” (ma i dettagli non sono stati ancora rilasciati).

Nel frattempo, crisi Covid permettendo, le persone in viaggio dovrebbero verificare con la loro compagnia di telefonia mobile prima di spostarsi, perché gli operatori di telefonia mobile del Regno Unito potranno far pagare il roaming con tariffe anche molto alte.

Per i nostri amici a quattro zampe, tutto ancora più complicato: gli animali domestici saranno ancora ammessi nell’UE, ma sarà un processo più complicato in quanto i proprietari dovranno ottenere un certificato di salute animale per ogni viaggio che fanno.

Commercio di prodotti

Non ci saranno tasse sulle merci o limiti all’importo che può essere scambiato (quote) tra il Regno Unito e l’UE, ma verranno introdotti nuovi controlli alle frontiere, come quelli di sicurezza e le dichiarazioni doganali.

Ci sono poi alcune nuove restrizioni su alcuni prodotti alimentari per animali del Regno Unito. Ad esempio, le carni crude come salsicce e hamburger non possono entrare nell’UE a meno che non siano congelate a -18° C. In generale, poi, se una delle parti si allontana troppo dalle attuali regole sugli standard di prodotto, in futuro potrebbero essere imposti dazi (oneri sulle importazioni) su alcuni beni.

L’accordo in atto punta ad evitare che alcuni beni diventino più costosi. Tuttavia, le imprese dovranno ancora prepararsi per nuove procedure nei porti e, se la nuova documentazione è incompleta, potrebbe portare a interruzioni. Ma per l’ambiente?

Sulla carta le norme ambientali sono rimaste analoghe, sempre con l’obiettivo di non fornire a nessuna delle due parti un vantaggio economico competitivo. Ma chiaramente l’immissione sul mercato dei prodotti in UK non sarà più soggetta alle procedure autorizzative delle autorità dell’UE (come la European Food Safety Authority – EFSA). E il dubbio che le lobby potrebbero approfittare di questa possibile “strada preferenziale” è piuttosto concreta.

Giustizia e controversie

Il Regno Unito non avrà alcun ruolo nella Corte di giustizia europea (CGE), mentre le controversie che non possono essere risolte tra il Regno Unito e l’UE saranno deferite a un tribunale indipendente.

La fine del ruolo della Corte di giustizia europea è stata una richiesta chiave del Regno Unito sostenendo che questo consentirebbe al Regno Unito di “riprendere il controllo” delle sue leggi.

Sicurezza e dati

Il Regno Unito non avrà più accesso automatico ai database chiave sulla sicurezza, ma dovrebbe essere in grado di accedervi su richiesta, e non sarà membro dell’Agenzia di polizia dell’UE Europol.

Ma anche su questo un alert: il Regno Unito non è più obbligato a rispettare gli standard dell’UE in materia di protezione dei dati, anche se questi continueranno a essere scambiati nello stesso modo per almeno quattro mesi, a condizione che l’UK non modifichi le proprie norme sulla protezione dei dati. L’accordo con Europol sarà poi simile a quello attualmente in vigore con gli Stati Uniti.

Molte delle regole sulla memorizzazione e l’elaborazione dei dati devono comunque ancora essere decise.

Formazione universitaria

Il Regno Unito non parteciperà più al programma di scambio Erasmus, considerato dal governo di Boris Johnson troppo oneroso (Leggi anche: Brexit, addio all’Erasmus nel Regno Unito, scoppia la polemica). Gli studenti che hanno già iniziato i corsi nell’UE continueranno però a ricevere sostegno per le tasse.

Un nuovo schema intitolato al matematico Alan Turing inizierà a settembre 2021. Il governo afferma che sarà simile a Erasmus ma includerà Paesi di tutto il mondo.

Ma soprattutto un cittadino dell’UE, se vorrà studiare in UK, non potrà più contare su alcuna agevolazione economica e quindi dovrà sostenere i costi delle Università inglesi, a volte molto alti.

Come spesso accade, comunque, le vere conseguenze si sapranno nel medio lungo termine. Nel bene e nel male.

Fonti di riferimento: BBC / Commissione Europea / BBC News/Youtube

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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