Paolo Borsellino non aveva scorte sufficienti, gli audio inediti e segreti: ‘Libero di essere ucciso la sera’

falcone e borsellino

Che senso ha essere accompagnato la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera?”. Mettono i brividi le parole e le domande rimaste inevase di Paolo Borsellino davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia. Era il 1984 e al tribunale di Palermo era disponibile soltanto un’auto blindata che poteva accompagnare i giudici al tribunale.

Per mancanza di autisti giudiziari, una città regolarmente sotto scacco della mafia era senza scorte sufficienti: lo Stato non proteggeva di fatto i suoi esponenti, né tanto meno i giudici del neonato pool Antimafia. E Borsellino, tra i tanti, verrà assassinato in via d’Amelio il 19 luglio del 1992.

Sembra un paradosso, ma è la triste realtà cui ancora non ci vogliamo abituare, quella di un’Italia degli anni ’80 completamente in balia di un mostro chiamato mafia, che ha fatto stragi, distrutto famiglie e compiuto scempi.

La commissione di Palazzo San Macuto presieduta da Nicola Morra, con la consulenza del PM Roberto Tartaglia, ha ora deciso di desecretare tutti gli atti raccolti dalla sua istituzione nel 1962. E quello che emerge dalla voce dello stesso Paolo Borsellino, audito dall’Antimafia l’8 e il 9 maggio del 1984, è un racconto sconcertante e drammatico:

Desidero sottolineare la gravità dei problemi che dobbiamo continuare ad affrontare. Di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata. Pertanto io, sistematicamente il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 21 o alle 22. Con ciò riacquisto la mia libertà, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina. Per essere poi libero di essere ucciso la sera”.

È questa una delle sei volte in cui il magistrato compare dinanzi all’Antimafia tra il 1984 e il 1991, il periodo clou di morti ammazzati e arresti a iosa: nell’ottobre del 1983 Tommaso Buscetta era stato arrestato in Brasile, ma non ancora estradato; nel luglio del ’79 fu ucciso il commissario Boris Giuliano e nell’83 il giudice Chinnici, che aveva creato il pool Antimafia. E poi ancora faide familiari e omicidi di esponenti dello Stato che davano la caccia ai boss.

Non funzionava niente, né le scorte, che era miseramente ridotte all’osso, né le tecnologie a disposizione del pool:

Il computer è arrivato ma è rotto – denunciava ancora ai commissari parlamentari Borsellino. Il computer è finalmente arrivato, ma purtroppo non sarà operativo se non fra qualche tempo. La gravità dei problemi, soprattutto di natura pratica, che noi dobbiamo continuare ogni giorno ad affrontare, soprattutto con il fenomeno che stiamo in questo momento vivendo, cioè della gestione dei processi di mole incredibile, perché un solo processo è composto da centinaia di volumi e riempie intere stanze”. Borsellino sottolinea quanto fosse indispensabile l’utilizzo dei computer, ma nonostante tutto non era utilizzabile: “Sembra che i problemi di installazione siano estremamente gravi. È stato messo in un camerino e stiamo aspettando. E’ diventato indispensabile nella gestione perché la mole dei dati contenuti anche in un solo processo, questo che attualmente impegna quattro magistrati, è tale che non è più possibile continuare a usare i sistemi tradizionali delle rubrichette artigianali”.

E quanto alle interconnessioni tra Cosa Nostra e la politica?

Vi è un problema di ordine generale. Mi sono formato la convinzione, tra l’altro condivisa dal collega Falcone dopo 8 anni di indagini sulla criminalità mafiosa, che il famoso terzo livello di cui tanto si parla – cioè questa specie di centrale di natura politica o affaristica che sarebbe al di sopra dell’organizzazione militare della mafia – sostanzialmente non esiste. Dovunque abbiamo indagato, al di sopra della cupola mafiosa, non abbiamo mai trovato niente. Da tante indagini viene fuori invece – continua Paolo Borsellino nella sua deposizione – contiguità e i reciproci favori in riferimento alle attività delle organizzazioni mafiose a livello elettorale, che permetteva quantomeno di rendere favori elettorali, probabilmente con la speranza di averli resi in altro modo”.

La famosa trattativa con le mafie? A rigor di logica e stando alle parole del magistrato in quegli stessi anni c’è ogni elemento per credere che esistesse. E pare ovvio allora, alla luce dei fatti, che dare una scorta al magistrati fosse visto più come un intralcio che come un’emergenza nazionale.

Il materiale desecretato è raggruppato nel nuovo sito, all’indirizzo antimafia.parlamento.it.

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