Bolsonaro è il nuovo presidente brasiliano: tempi bui per l’Amazzonia e gli indigeni

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Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile. Oltre 57milioni di brasiliani hanno votato per lui penalizzato l’altro candidato Haddad del Pt che si ferma al 44,71 per cento. Dopo 13 anni di sinistra, arriva adesso l’estrema destra.

“Vamos adiante resgatar o Brasil!”, andiamo a salvare il Brasile scrive sulla sua pagina Facebook.

“Faremo un governo che possa portare il nostro Brasile nel posto che merita. Abbiamo le condizioni per governare, con i nostri parlamentari. Tutti gli impegni che abbiamo assunto saranno rispettati e portati a termine. Non cederemo l’Amazzonia, parleremo con la gente, rispettano tutte le opinioni e le esigenze. Ma metteremo davanti a tutto e tutti l’interesse del Paese”, continua il neoeletto presidente.

Preferisco che mio figlio muoia piuttosto che essere omosessuale

Ma il timore è che con la sua elezione, adesso in ballo ci siano diritti civili, sociali e politici. Ex militare di estrema destra, Bolsonaro appartiene al Partito Social-liberale. Non ha mai negato le sue posizioni omofobe e razziste, ha più volte parlato di eliminare educazione sessuale dalle scuole e negare diritti agli omosessuali, nonché di ostacolare qualsiasi riforma sull’aborto.

L’ambiente la prima vittima.

Uscita dall’accordo di Parigi, a rischio indios e Foresta Amazzonica

Preoccupante anche il suo programma politico che a quanto pare però piace alla maggior parte dei brasiliani. Uscita dall’accordo di Parigi, la promessa di cancellare ogni tipo di legge favorevole agli indios, l’abolizione del ministero dell’Ambiente e il via libera ad una autostrada che attraverserà la foresta Amazzonica, sono solo alcuni dei punti che destano particolare preoccupazione.

Ma ricordiamo che tra i suoi elettori oltre ai cristiani conservatori,ci sono anche minatori, taglialegna e land grabber che si aspettano quindi una gestione diversa dell’Amazzonia, con l’abolizione di qualsiasi privilegio di tutela per indios e terre ancestrali.

Il Trump brasiliano vuole l’apertura di miniere e zone commerciali nelle terre indigene, stringere alleanze con le multinazionali, bandire le Ong ambientaliste e dare il via libera allo sfruttamento di animali da pascolo. Compresa l’abolizione del ministero dell’Ambiente, accorpato a quello dell’Agricoltura.

A pagare le conseguenze della sua politica sono adesso gli indios che secondo Bolsonaro dovrebbero “adattarsi, piegarsi alla maggioranza o semplicemente svanire”. Questo significa via libera alle multinazionali che potranno gestire a loro piacimento le terre ancestrali distruggendo foresta e biodiversità, nonostante nella Costituzione brasiliana sia esplicitata la tutela dei popoli indigeni.

Negazione dei cambiamenti climatici

“Penso che si avvicini un periodo davvero buio per la storia del Brasile. Bolsonaro è la peggior cosa che possa accadere per l’ambiente”, ha detto Paulo Artaxo, ricercatore sui cambiamenti climatici dell’Università di Sao Paulo. Nasce così “un nuovo asse autoritario e negazionista del riscaldamento globale”, con Bolsonaro, Trump e il presidente filippino Ricardo Duterte.

Tempi bui per il Brasile e per tutti noi. Ma metà Brasile gioisce per questa vittoria, stanca degli scandali e delle bugie di chi ha governato fino a ora, ha espresso il suo voto di protesta così.

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Dominella Trunfio

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