Addio a Boge, la più grande attivista etiope che lottava contro l’infibulazione, le spose bambine e le ingiustizie subite dalle donne africane

Bogaletch Gebre

Bogaletch Gebre, nota come Boge, è morta. Aveva 66 anni. Era una ribelle. Era una femminista. Una guerriera pacifica che ha combattuto tutta la vita contro le ingiustizie nei confronti delle donne, dalla violenza domestica alla mutilazione dei genitali femminili per non parlare del triste fenomeno delle spose bambine.

Lei conosceva bene la situazione perché l’aveva vissuta personalmente, infibulata a 12 anni. Ma a differenza di molte altre donne, aveva deciso di alzare la testa e di lottare per i diritti, fondando un’organizzazione no profit nel 1997, la KMG Etiopia, che ha annunciato la sua morte, avvenuta a Los Angeles, in California, il 2 novembre 2019.

Nata in una famiglia di agricoltori nel villaggio di Zata, distretto di Kembatta, imparò a leggere di nascosto finendo, unica nella sua zona, la scuola elementare. Quindi vinse una borsa di studio che le permise di raggiungere un collegio ad Addis Abeba, per poi spostarsi in Israele per studiare microbiologia e fisiologia. In seguito riuscì a farsi selezionare per un master all’Università del Massachusetts e poi per un dottorato in epidemiologia all’Università della California, che non finì per tornare in Etiopia.

Qui fondò la KMG, insieme a una delle due sorelle, Fikirte Gebre, il cui nome non è casuale ma significa “Kembatti Mentti Gezzimma“, ovvero “Le donne di Kembatta combattono insieme“. Costruì un centro di salute per madri e bambini, una scuola di formazione professionale, una biblioteca, un centro di risorse per la comunità, una casa per il dialogo delle donne, e un programma di prevenzione e controllo della consapevolezza sull’HIV / AIDS.

La lotta contro la discriminazione e la disparità di genere divenne poi il fulcro delle sue attività, e gli sforzi non furono vani perché l’ONG ottenne molti risultati con una diminuzione pazzesca del tasso di mutilazioni genitali femminili: dal 100% nel 1999 al 3% nel 2008.

Boge, secondo quanto riporta KMG, era convinta che il vero cambiamento venisse dall’interno e che, quindi, l’impegno delle comunità nella creazione di una società più inclusiva fosse fondamentale.

In merito all’infibulazione dichiarò:

“Chiamano la pratica rimozione della sporcizia. Ti dicono che manterrà la donna pulita. Ma il suo significato reale è rendere una giovane donna docile e obbediente, e controllare la sua sessualità. Quando è toccato a me, sono quasi morta a causa dell’emorragia”.

Anche lei rischiò di morire dissanguata, a 12 anni, quando le venne praticata l’infibulazione, ma riuscì a scappare dall’Etiopia per raggiungere gli Stati Uniti. Successivamente, però, scelse di rientrare nel suo paese per supportare le donne.

Grazie al suo impegno, oggi milioni di donne etiopi chiedono e ricevono giustizia, vengono nominate ed elette in posizioni pubbliche e possono proteggere i diritti delle loro figlie.

Grazie Boge per quello che hai fatto, per il tuo coraggio, per la tua sete di giustizia, la tua morte ci rattrista ma sappiamo che ciò che hai fatto per il mondo femminile non morirà mai.

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Laura De Rosa

Photo Credit: ethiopianege

Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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