Biden ferma la costruzione del muro di confine col Messico, ma cosa succederà in Arizona dove è praticamente finito?

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Stop alla costruzione del muro che separa gli Stati Uniti dal Messico. Joe Biden lo aveva promesso in campagna elettorale e lo ha fatto davvero, immediatamente dopo essere diventato il 46simo Presidente degli USA. Nei giorni scorsi, nel discorso di insediamento, ha detto chiaramente che saranno sospesi i lavori su ogni progetto di costruzione del muro di confine meridionale, nella misura consentita dalla legge, il prima possibile valutando anche i costi e le conseguenze amministrative e contrattuali della cessazione dei lavori.

Finora, sono stati realizzati circa 730 km di muri sotto l’amministrazione Trump: circa 130 sono nuove recinzioni che prima non esistevano mentre il resto sono rafforzamenti delle barriere precedentemente esistenti. Un intervento modesto rispetto alla promessa iniziale di Trump che puntava a costruire un “grande muro” lungo 1.600 km, ma rimane comunque esteso e con un dispendio economico non da poco per le casse americane.

Ma che ne sarà del muro di confine già parzialmente costruito, come quello che ricade nel territorio dell’Arizona, ormai praticamente pronto? Quanto tempo e quanto denaro serviranno per riparare i danni inflitti alle comunità e agli ecosistemi lungo il confine tra Stati Uniti e Messico? E come sarà il futuro delle terre di confine?

Il giorno della sua inaugurazione, il presidente Joe Biden ha firmato un proclama  secondo cui

“come ogni nazione, gli Stati Uniti hanno il diritto e il dovere di proteggere i propri confini e proteggere il proprio popolo dalle minacce. Ma costruire un muro massiccio che attraversi l’intero confine meridionale non è una soluzione politica seria. È uno spreco di denaro che distoglie l’attenzione da vere minacce alla sicurezza della nostra patria. La mia amministrazione si impegna a garantire che gli Stati Uniti abbiano un sistema di immigrazione completo e umano che operi in modo coerente con i valori della nostra nazione. A sostegno di tale impegno, ho stabilito che la dichiarazione di emergenza nazionale al nostro confine meridionale nella Proclamazione 9844 del 15 febbraio 2019 (Dichiarazione di emergenza nazionale riguardante il confine meridionale degli Stati Uniti) era ingiustificata. Sarà politica della mia amministrazione che non vengano più deviati i dollari dei contribuenti americani per costruire un muro di confine. Sto anche dirigendo un’attenta revisione di tutte le risorse stanziate o reindirizzate per costruire un muro di confine meridionale” sono le parole del Presidente Biden.

Per quanto riguarda i finanziamenti già stati assegnati al muro, Biden ha già sospeso i lavori su tutti i progetti di costruzione mentre i funzionari svilupperanno un piano per reindirizzare il denaro. Di norma, i contratti governativi, compresi quelli per la costruzione di muri, contengono clausole che consentono una risoluzione totale o parziale, ha detto Grace M. Geiger, portavoce del Corpo degli ingegneri dell’esercito americano. Ma gli appaltatori hanno diritto a pagamenti di liquidazione per i soldi che hanno già speso per costi come lavoratori e materiali e per le spese di ritiro dal progetto.

Non si sa ancora a quanto possano ammentare ma una stima del Corpo dell’Esercito esaminata dal Washington Post ha rilevato che i risparmi sui costi supererebbero di gran lunga quelli delle spese: interrompere i lavori sui contratti di costruzione di muri del Corpo d’Armata il primo giorno potrebbe permettere agli Usa di risparmiare 2,6 miliardi di dollari.

“La mia speranza è che non solo siano in grado di fermare la costruzione del muro, ma che possiamo effettivamente abbatterlo”, ha detto  Veronica Escobar, un democratico del Texas il cui distretto include la città di confine di El Paso. “Il danno agli habitat naturali diventerà ancora più grave e continuerà a erodere la nostra immagine nel mondo”.

I danni ambientali e umani

Tanti i danni che il muro di confine ha già inflitto. Le esplosioni di dinamite hanno ridotto in polvere le bellissime colline e i bulldozer hanno appiattito cactus e sradicato alberi  per far posto a nuove costruzioni. Per accelerare la realizzazone del muro, inoltre, secondo Bloomberg i funzionari della Trump’s Homeland Security hanno rinunciato a una serie di regolamenti di conservazione ambientale e storica, ignorando gli avvertimenti degli ambientalisti e i respingimenti dei leader tribali.

Laiken Jordahl del Center for Biological Diversity sostiene che abbattere sezioni del muro potrebbe immediatamente ridurre alcuni danni ambientali, consentendo la migrazione della fauna selvatica in via di estinzione e il flusso dell’acqua. L’organizzazione di Jordahl, insieme ai membri della Tohono O’odham Nation, e agli ambientalisti messicani, ha esortato le amministrazioni statunitensi e messicane a opporsi alla costruzione di muri, riaprire i corridoi della fauna selvatica e riavviare la collaborazione transfrontaliera.

Oltre agli ecosistemi, il confine ospita una comunità binazionale, con persone che lavorano, hanno famiglia, fanno shopping e commissioni su entrambi i lati del confine, e le recinzioni esistenti hanno reso più difficile le loro vite. Le comunità native hanno attraversato il confine avanti e indietro per pellegrinaggi a siti religiosi o per partecipare a cerimonie culturali, e la costruzione di mura e recinzioni ha anche dissacrato siti culturali.

Come se non bastasse, l”amministrazione Trump ha anche emesso contratti di costruzione su terreni di cui non era in possesso e avviato importanti cause legali contro i proprietari terrieri privati. AIl governo entrante potrebbe semplicemente fare un passo indietro.

All’interno dell’ampia striscia di terra chiamata “zona di confine”, le persone che vivono nei paraggi hanno vissuto anni di crescente militarizzazione. Vengono fermate, perquisite e interrogate da agenti di frontiera. Il loro vasto territorio rurale ora è circondato da alte torri di sorveglianza, droni, elicotteri e sensori a terra.

Il sogno, comune a molti, è che in futuro la zona di confine sia un parco di pace internazionale, simile al Parco internazionale della pace Waterton-Glacier al confine tra Stati Uniti e Canada.

I piani di Biden non hanno ancora toccato aspetti così ambiziosi ma hanno già introdotto un cambio di passo, un’apertura inimmaginabile fino a poche settimane fa.

Fonti di riferimento: WhiteHouse, Bloomberg, Washington Post

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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