L’appello disperato di un Batwa dopo la morte del figlio ucciso dai guardaparco

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Era entrato insieme al figlio nel parco nazionale di Kahuzi-Biega, nella Repubblica Democratica del Congo per raccogliere piante medicinali, quando i guardaparco scambiandoli per bracconieri, hanno aperto il fuoco.

Secondo Survival International, il movimento da sempre a fianco dei popoli indigeni, un Pigmeo Batwa ha inviato un disperato appello all’organizzazione che gestisce lo zoo del Bronx di New York, dopo la morte del figlio di 17 anni, ucciso appunto da un guardaparco.

Lo scorso 26 agosto, Mobutu Nakulire Munganga è entrato nel Parco Nazionale di Kahuzi-Biega, insieme a suo figlio con l’unico scopo di raccogliere qualche pianta medicinale, ma durante il tragitto i due hanno incontrato una squadra anti-bracconaggio, che ha aperto il fuoco su di loro.

Mentre Nakulire pur essendo ferito è riuscito a scappare, il figlio Mbone Christian Nakulire è morto nel parco. Dopo tre settimane di convalescenza in ospedale, la prima cosa che ha fatto l’uomo è stata quella di scrivere un accorato appello per una tragedia che poteva essere evitata.

Secondo il documento, i guardaparco ricevono sostegno logistico, finanziamenti e addestramenti dalla Wildlife Conservation Society (WCS), un gruppo di conservazione imparentato con lo zoo del Bronx di New York.

La WCS è stata co-fondata da Madison Grant e finanzierebbe da oltre 20 anni, la gestione del parco di Kahuzi-Biega. Ma secondo la normativa internazionale e la politica sui diritti umani della società stessa, per fare tutto ciò è necessario che ci sia il consenso dei popoli indigeni. Come sempre però, i progetti di conservazione vengono avviati nelle terre ancestrali senza il consenso delle tribù.

Anzi, tra gli anni Settanta e Ottata, 6mila Batwa sono stati sfrattati dal parco.

“Eppure nessuno è mai venuto qui a chiederci il consenso per il Parco Nazionale di Kahuzi-Biega. Perché la WCS continua a finanziare e a sostenere tutto ciò? I Batwa di oggi non sono sani come lo erano i nostri nonni. Stentiamo a trovare cibo a sufficienza e siamo costretti ad affrontare tante nuove malattie e la perdita di molti medicinali della foresta”, scrive nell’appello.

Su questa situazione, a settembre, Survival aveva pubblicato un rapporto dettagliato che denunciava come la WCS e altre grandi organizzazioni della conservazione finanziassero gravi abusi dei diritti umani nel bacino del Congo.

Le tribù indigene sono sempre in pericolo:

E quello di Nakulire è l’ennesimo grido disperato da parte delle tribù indigene, sfrattate, uccise e massacrate dalle multinazionali.

“Nulla potrà mai riparare la perdita di mio figlio, ma io sto presentando questa denuncia perché possiate aiutare me ed il mio popolo a trovare giustizia e a tornare nella nostra terra. La WCS deve rispettare la propria politica sui diritti umani e contribuire a porre fine alla nostra sofferenza”, conclude l’uomo.

Dominella Trunfio

Foto: © Survival International

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Giornalista professionista, laureata in Scienze Politiche con master in Comunicazione politica, per Greenme si occupa principalmente di tematiche sociali e diritti degli animali.
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