Il triste destino delle bambine indigene indiane drogate e abusate nelle scuole residenziali create ad hoc

bambine abusate

Prima drogate e poi stuprate ripetutamente a scuola. Storie di infanzia negata quelle che vengono dallo stato di Maharashtra, in India, dove quindici bambine appartenenti a una comunità indigena, hanno subito soprusi lontano da casa.

È quanto emerge nel corso di un processo che ha rivelato uno scioccante livello di abusi in queste scuole create ad hoc solo per bambini indigeni. Le loro storie raccontante da Survival International, da anni a fianco dei popoli indigeni, toccano il cuore.
Secondo la politica governativa indiana, i bambini appartenenti a tribù indigene non possono frequentare le scuole locali dei villaggi, ma solo scuole residenziali lontane da case.

Dei veri e propri ghetti dove succede di tutto. E dopo il ricovero di due delle bambine abusate, è venuto fuori l’orrore che si consuma in queste scuole, dove le alunne lontano dai propri genitori, vengono drogate e abusate, quando la loro unica preoccupazione dovrebbe essere quella di studiare e giocare in maniera spensierata.

Il racconto di una madre: “Aggredite regolarmente”

Cinque persone sono state arrestate, ma non il proprietario della residenza, che è un politico locale e che nega tutto, accusando le madri delle bambine di voler semplicemente ricevere un risarcimento.

“Mia figlia, di nove anni, è stata stuprata per tre mesi. Non avremmo mai immaginato che potessero succedere cose simili alle nostre figlie. Perché queste cose accadono solo a noi Adivasi [indigeni]? Hanno versato sedativi e droghe nell’acqua che bevevano le nostre figlie… Hanno fatto iniezioni alle bambine! Come è potuto succedere? Chiediamo giustizia per le nostre figlie”, dice Jyotsna, madre di una delle vittime.

Le bambine hanno tra gli otto e i 13 anni. Tredici di loro sono risultate positive al test tossicologico e i medici hanno riscontrato segni di abusi sessuali, mentre due solo alle droghe. Le famiglie non hanno avvocati. Hanno fatto domanda per un avvocato d’ufficio, ma non gli è stato ancora concesso.

“I bambini indigeni sono inviati in Factory School dove corrono il rischio reale di perdere la vita. La filosofia di questo intero sistema scolastico, dove proliferano abusi e abbandoni, è quella di strappare ai bambini le loro identità e separarli dalle loro culture e dalle loro comunità”, spiega Stephen Corry, direttore generale di Survival International.

E continua:

“La sofferenza inflitta a queste bambine è insopportabile. Se la loro istruzione fosse stata sotto il controllo e lo sguardo vigile delle loro comunità, tutto questo non sarebbe mai accaduto. È arrivato il momento di fermare le Factory School, adesso!”.

“Chiediamo giustizia per le nostre figlie”:

I dati sono allarmanti. Un rapporto del 2016 riguardante lo stato di Maharashtra ha dimostrato che negli ultimi anni almeno 1500 bambini sono morti in scuole di questo genere. Nella grande maggioranza dei casi, la causa del decesso non era indicata o era definita come “sconosciuta”. A tre anni dalla denuncia dello scandalo, non è stato fatto quasi nulla per prevenire altri abusi.

Alcune di queste scuole, denuncia Survival, sono persino sponsorizzate da corporazioni o industrie estrattive che cercano di sfruttare le terre, la forza lavoro e le risorse delle comunità.

“La scuola dovrebbe essere un luogo sicuro. Costretti a confrontarsi e apprendere lingue sconosciute, addestrati a vergognarsi della propria identità, molti bambini indigeni soffrono terribilmente in queste scuole e sono ad alto rischio di abusi.I popoli indigeni devono avere il controllo della loro educazione”, chiosa Jo Woodman, ricercatrice senior di Survival International.

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Giornalista professionista, laureata con lode in Scienze Politiche e con un master in Comunicazione Pubblica e Politica. Vincitrice di due premi giornalistici per la realizzazione di due documentari. A settembre 2017 pubblica "Appunti di antimafia. Breve storia delle azioni della ‘ndrangheta e di quelli che l’hanno contrastata".
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