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Ma quindi si possono usare o no i bagni nei bar e nei ristoranti?

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A tutti, nell’ultimo anno, sarà capitato di trovarsi nel bisogno urgente di dover fare la pipì e, trovandosi per strada, vedersi declinare la richiesta (una preghiera senza dignità, in alcuni casi) di utilizzare il bagno di un negozio o di un bar. Niente pipì, spiacenti, ve la fate sotto. Una regola dettata dalle famigerate misure anti-Covid, certo, ma che rimane anche ora che i ristoranti sono (più o meno) aperti. Ma solo in determinate condizioni, tanto che negli ultimi giorni nel web si è scatenato un vero Toiletta-gate.

Proprio così, in barba all’impellenza del paglierino fluido, chi proprio non riesce a trattenerlo, meglio si diriga verso una siepe. Se il decreto legge del 22 aprile scorso prevede che ristoranti e bar possono riaprire solo in zona gialla (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto e nelle province autonome di Bolzano e di Trento), su un punto il Governo rimane ancora indeciso: l’utilizzo dei wc.

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Con buona pace della vostra prostata, fatevi un giro nelle FAQ che ormai conosciamo a menadito e diteci voi se il Toiletta-gate non ha ragione di esistere.

Nella sezione destinata alle aperture nelle regioni in zona gialla, non si accenna mai all’utilizzo dei servizi igienici. Gli unici punti più chiari, ahinoi, riguardano la zona arancione e rossa dove ristoranti, bar, pizzerie e trattorie sono aperti per asporto e delivery.

In questi casi “l’uso dei servizi igienici posti all’interno dei bar e dei ristoranti non può essere consentito, salvo casi di assoluta necessità”. E la vostra di cui sopra sa bene quando c’è  “assoluta necessità”, o no?

Lo stesso vale per il decreto Riaperture: l’articolo 4 sui servizi di ristorazione non dice nulla a proposito dell’utilizzo delle toilette interne durante questo periodo di limbo, in cui gli spazi al chiuso non possono essere utilizzati. Nessuna informazione neppure nell’ultima circolare del Viminale datata 24 aprile.

La pipì, allora, la si fa o no sul regio scranno di un locale? Boh.

Quel che è certo è che alcune Regioni si stanno muovendo in maniera autonoma. Il Veneto, per esempio, ha divulgato una nota di chiarimento in cui si riferisca anche alla questione delle toilette: “I bagni, anche per la funzione di servizio pubblico che assolvono gli esercizi, sono utilizzabili dagli avventori per tutta la durata dell’apertura del singolo locale”.

Bingo!

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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