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Aung San Suu Kyi è uscita dal carcere ma rimarrà ai domiciliari, mentre in Myanmar non si placano le proteste contro il colpo di stato

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La leader del Myanmar Aung San Suu Kyi è stata rilasciata e sta bene. Ma al momento si trova agli arresti domiciliari nella sua casa a Naypyidaw, capitale del Paese. Lo rende noto un portavoce del suo partito Lega Nazionale per la Democrazia.

Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, era stata arrestata e portata in carcere, insieme ad altri esponenti politici, nella notte tra il 31  gennaio e l’1 febbraio a seguito di un colpo di Stato militare. L’accusa è quella di aver importato illegalmente suo Paese delle radio walkie-talkie. Nel frattempo, in Myanmar proseguono gli arresti a tappeto da parte dei golpisti.

Secondo l’associazione di assistenza ai prigionieri politici (AAPP), oltre 130 funzionari e deputati sono stati fermati nell’ultima settimana in tutto il Paese. Tra questi anche il braccio destro 79enne della leader birmana Win Htein, prelevato ieri dai militari direttamente dalla casa di sua figlia. Prima di finire in carcere, Htein si era rivolto ai media locali per incoraggiare i cittadini a opporsi ai generali che stanno bloccando il processo democratico della nazione.

Si estendono a macchia d’olio le proteste cittadine contro il golpe

Mentre prosegue l’ondata di arresti, migliaia di cittadini – tra cui numerosi giovani e insegnanti – sono scesi in piazza, protestando pacificamente contro i golpisti e chiedendo il rilascio degli esponenti politici nel rispetto dei loro voti.

Nell’Università Dagon di Yangon, centinaia di giovani e professori si sono riuniti per manifestare, mostrando il saluto a tre dita preso in prestito dai movimenti democratici della Thailandia, divenuto popolare grazie alla saga “Hunger Games”, e marciando intorno all’Ateneo. I manifestanti hanno intonato canti di sostegno a Suu Kyi, come “Lunga vita a Madre Suu”, sventolando bandiere rosse, il colore del partito Lega Nazionale per la Democrazia ed esibendo striscioni con la scritta “Rilasciate i nostri leader. Rispettate i nostri voti. Respingiamo il colpo di stato”.

In diverse città, inclusa Yangon, diversi abitanti si sono affacciati dai balconi delle loro case per protestare a suon di pentole e padelle e intonando canzoni rivoluzionarie per chiedere a gran voce il ritorno della democrazia.

Nonostante il blocco di Internet e dei social Facebook e Twitter ordinato dalla giunta militare, i cittadini non demordono e il dissenso nei confronti dei golpisti corre veloce in tutto Paese e non accenna a placarsi.

Fonte: BBC Asia/Ansa/Twitter

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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