Zona rossa “rinforzata”, assorbenti vietati dopo le 18 perché non considerati beni di prima necessità

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In Puglia, zona rossa rinforzata, una ragazza si è vista negare la vendita dopo le 18 di assorbenti perché non considerati prodotto di prima necessità. A meno che non dimostrasse di avere il ciclo ai Carabinieri con tanto di autocertificazione.

In Italia non solo vengono considerati beni di lusso e tassati al 22%, ma ora, con le restrizioni anti-covid, nella Puglia “rossa rinforzata”,  gli assorbenti e i prodotti per l’igiene femminile non sono considerati neppure beni di prima necessità. E, così, accade che dopo le 18 molti supermercati ne vietino la vendita. A meno che non si dimostri di avere il ciclo. No, “non è Lercio”, ma quanto successo realmente a una ragazza salentina martedì scorso.

A denunciare l’assurdità della situazione, Alessia Ria, una ventiduenne della provincia di Lecce che si è sfogata su Facebook con un post subito ripreso dalla stampa locale e diventato virale in poco tempo.

La giovane salentina, uscita dal lavoro si è recata in un supermercato del suo paese poco dopo le 18 per acquistare un pacco assorbenti e uno di patatine, ma giunta alla cassa, la commessa le ha detto che avrebbe potuto battere solo le patatine in quanto gli assorbenti erano in un reparto inibito al pubblico con dei nastri in ottemperanza alle disposizioni dell’ordinanza regionale emanata dal Presidente Michele Emiliano che ha, di fatto, passato la Puglia nella cosiddetta zona rossa rafforzata in cui fino al 6 aprile 2021 :

“tutte le attività commerciali consentite dal Dpcm del 2 marzo 2021 in zona rossa (articolo 45), chiudono alle ore 18,00, ad eccezione delle attività di vendita di generi alimentari, di carburante per autotrazione, di combustibile per uso domestico e per riscaldamento, delle edicole, dei tabaccai, delle farmacie e delle parafarmacie”

Ma non è tutto perché, la cassiera avrebbe anche paventato la possibilità di acquistarli dimostrando la necessità con un’autocertificazione ai Carabinieri in cui si attesti di avere il ciclo. 

A nulla sono servite le rimostranze della ragazza che non è rimasta in silenzio e ha continuato a denunciare l’assurdità e la paradossalità della cosa al Quotidiano di Puglia in un articolo a firma di Maria De Giovanni, 

“In farmacia gli assorbenti li avrei potuti comprare con un raddoppio del costo magari. Non ero andata a comprare deodoranti, ma un prodotto che mi serviva. Mi sono sentita in colpa di avere il ciclo, non è ammissibile in una Paese come il nostro che gli assorbenti debbano essere considerati beni di lusso”

E ancora con un altro post su Facebook:

Due giorni fa mi sono sentita in imbarazzo, mi sono sentita privata di un qualcosa che ho e non posso fare a meno di avere! Mi dispiace che per alcune donne questo sia una stupidaggine ma credo che nel 2021 viviamo ancora in “un mondo troppo asessuato, dove l’unico sesso a prevalere sia quello maschile” come diceva Carla Lonzi. L’obiettivo dei gruppi femministi “DEMAU” e “Rivolta Femminile” è sempre stato quello di riuscire a portare la società in un mondo bisessuato, dove ad esistere fossero UOMO e DONNA. Questo purtroppo credo sia successo ancora in minima parte!
Mi fermo qui e ci tengo a dire che non ho nulla contro tutte le persone che lavorano nei supermercati, anzi, non è giusto che ancora dopo un anno di pandemia le persone debbano privarsi ancora del loro lavoro!

Ennesima contraddizione di decreti e dcpm che non tengono conto delle reali esigenze e necessità delle persone, in particolare delle donne che, a quanto pare, non hanno più nemmeno il diritto di farsi venire il ciclo dopo le 18 di sera.

Sulla tampon tax:

Sulle alternative agli assorbenti:

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Direttore responsabile e Co-Founder di greenMe. Ha una laurea in Scienze della comunicazione e un'esperienza pluriennale negli uffici stampa di diversi settori. Appassionata di tecnologia e ambiente, ha tenuto corsi di scrittura per il web dedicati a giornalisti e studenti.
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