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Le armi nucleari diventano finalmente illegali, oggi entra in vigore il Trattato ONU

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Oggi è una giornata storica, in cui l’umanità compie un importante passo verso la pace. Il 22 gennaio 2021 entra in vigore il Trattato Onu per la Proibizione delle Armi Nucleari. Finalmente, dopo oltre 70 anni dal loro primo utilizzo, gli armamenti nucleari diventano illegali secondo una norma internazionale. Da oggi, quindi, non sarà più possibile né usarli né detenerli. 86 nazioni hanno firmato il Trattato, ma tra queste manca l’Italia, che resta sorda ai numerosi appelli.

Ad avere un ruolo decisivo per il raggiungimento del traguardo rappresentato dall’entrata in vigore del Trattato la Campagna Internazionale per abolire le armi nucleari (ICAN), che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 2017 e il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

Cosa prevede il Trattato ONU

Il Trattato è stato adottato dalle Nazioni Unite il 7 luglio del 2017, con un voto di 122 stati a favore, un voto contrario e un’astensione. Il documento include una serie di divieti relativi alla partecipazione a qualsiasi attività che preveda le armi nucleari.

Vieta, dunque, ai Paesi aderenti di “sviluppare, testare, produrre, acquisire, possedere, accumulare, utilizzare o minacciare di utilizzare le armi nucleari”. Inoltre, il trattato proibisce lo spiegamento di armi nucleari sul territorio nazionale e la fornitura di assistenza a qualsiasi Stato nello svolgimento di attività vietate. Gli Stati che aderiscono saranno obbligati a prevenire e sopprimere qualsiasi attività vietata dal trattato, intrapresa da persone sul loro territorio e sotto la loro giurisdizione. Infine, obbliga gli stati firmatari a fornire un’assistenza adeguata alle persone colpite dall’uso o dalla sperimentazione di armamenti nucleari.

Una vittoria a metà (e una sconfitta per l’Italia)

L’entrata in vigore del Trattato Onu sulla Proibizione delle Armi Nucleari non può essere definita una vittoria piena. Può essere considerato piuttosto un primo importante passo verso l’eliminazione di uno strumento pericolosissimo, che minaccia l’umanità intera e che ha avuto effetti nefasti, come ci ricordano le drammatiche pagine della storia di Hiroshima e Nagasaki. Al momento il Trattato è stato firmato da 86 nazioni e ratificato da 51 stati. I Paesi che non hanno sono una decina: Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Pakistan, India, Israele e Corea del Nord. Anche l’Italia ha deciso di non firmare il Trattato. Una scelta che ha sollevato numerose polemiche tra associazioni, movimenti e partiti. Per spronare il Paese a rivedere la sua posizione è stato lanciata la campagna “Italia, ripensaci”, promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo e Senzatomica.

“Da oggi, per la prima volta, i governi avranno a disposizione uno strumento legale efficace per realizzare il disarmo nucleare nei propri Paesi. – sottolinea Francesco Vignarca, coordinatore campagne per la Rete italiana Pace e Disarmo – Un passo storico che non sarebbe stato possibile senza l’impegno dei cosiddetti ‘Paesi in via di sviluppo’ o ‘marginali’, tra cui proprio quelli che hanno subito negli anni i test nucleari sul proprio territorio – come le Isole Fiji, le Isole Marshall, Nauru, ma anche Kazakistan o Algeria – e che ora dicono basta”.

I promotori della campagna per il disarmo nucleare evidenziano da tempo il pericolo rappresentato da questi strumenti di distruzioni di massa:

“Le armi nucleari sono le più distruttive, inumane e indiscriminate che siano mai state create. Una singola bomba nucleare potrebbe uccidere milioni di persone e l’uso anche solo di poche decine distruggerebbe il clima globale, causando una carestia diffusa. È giunto il momento per i Paesi che ancora possiedono o ospitano armi nucleari – tra cui l’Italia – di assumersi le proprie responsabilità e agire, adempiendo ai propri obblighi di disarmo nucleare da tempo non rispettati.”

Secondo un sondaggio condotto nel 2020 condotta da YouGov, l’87% degli italiani sarebbe favorevole all’adesione al Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari. Ma, nonostante la posizione della maggioranza dei cittadini e i numerosi appelli, per le autorità italiane la pace non sembra essere una priorità.

Fonte: ONU/Rete Italiana Pace e Disarmo/Campagna ICAN

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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