9mila bambini morti nelle case per ragazze madri in Irlanda, l’orrore a lungo nascosto in un rapporto shock

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Torture e abusi e poi morti occultate: chi viveva nelle “mother and baby homes”, gli istituti religiosi che in Irlanda “accoglievano” ragazze madri, soffriva irrimediabilmente di malnutrizione e malattie. Fino a morire. L’Irlanda ha deciso di rendere pubblico il rapporto sugli abusi spaventosi che si perpetravano in quelle case e lo fa avvisando: “il rapporto si occupa di questioni che molti potrebbero trovare angoscianti”.

Si trova scritto proprio così sulla pagina web del Governo irlandese, da dove è possibile scaricare quel “Executive summary of the Final Report of the Commission of Investigation into Mother and Baby Homes”: un sommario delle oltre 3mila pagine di un’inchiesta – culmine di un’indagine di sei anni – che finalmente getta luce sugli abusi e sulle torture compiuti in Irlanda tra il 1922 e il 1998, anno della chiusura dell’ultima struttura, in 18 case gestite da ordini religiosi in cui le ragazze non sposate venivano inviate a partorire in segreto.

La commissione è stata istituita dopo che sono emerse notizie secondo cui i resti di quasi 800 neonati e bambini erano stati sepolti in una fossa comune in una casa gestita da suore nella città di Tuam, nella contea di Galway.

Il rapporto

I dati pubblicati nel report – che tra l’altro ha preso piede dalle ricerche di una storica locale, Catherine Corless, che ha messo insieme documenti che mostrano dozzine di morti sospette di neonati e bambini presso la St. Mary’s Mother and Baby Home, ma nessuna tomba ad essi associata – rivelano che nell’arco di 76 anni sono stati circa 9 mila i bambini o i neonati morti in queste case, gestite da suore, a causa dei maltrattamenti e delle difficili condizioni di vita.

Il rapporto rileva che dalla fondazione dello Stato nel 1922 alla chiusura dell’ultima casa di questo tipo, 56mila madri sono passate per quelle case e 57mila bambini sono nati lì. Le donne avevano un’età compresa tra i 12 e i 40 anni e l’80% aveva tra i 18 ei 29 anni.

La stragrande maggioranza dei bambini nata in quegli istituti era “illegittima” e, forse proprio a causa di questo, subì pesanti discriminazioni. Prima dell’introduzione dell’adozione legale nel 1953, i bambini che lasciavano le case di solito passavano da un istituto a un altro, poi la stessa possibilità di adottarli ha notevolmente migliorato le cose.

Ma l’altissimo tasso di mortalità infantile (primo anno di vita) nelle case per le ragazze madri irlandesi è probabilmente la caratteristica più inquietante di queste istituzioni. Il tasso di mortalità tra i bambini “illegittimi”, secondo il report, è sempre stato notevolmente superiore a quello tra i bambini “legittimi”, ma era ancora più alto proprio nelle “mother and baby homes”.

Per dirne una, tra il 1945 e il 1946, il tasso di mortalità tra i neonati nelle case madri era quasi il doppio della media nazionale per i bambini “illegittimi”: un totale di circa 9mila bambini sono morti nelle istituzioni sotto inchiesta – circa il 15% di tutti i bambini che erano nelle istituzioni.

Per decenni, le storie di questi luoghi e delle atrocità compiute in essi sono rimaste in gran parte nascoste, ma ora pare che il Paese abbia fatto passi da gigante per fare i conti con gli aspetti più brutti delle sue radici cattoliche conservatrici, profondamente intrecciate con le fondamenta dello Stato stesso.

Il rapporto ha delineato un capitolo oscuro, difficile e vergognoso del passato recente del  nostro paese”, ha detto il leader irlandese, o Taoiseach, Micheál Martin, riconoscendo significativi fallimenti da parte dello Stato, della società e della Chiesa.

Apre una finestra su una cultura profondamente misogina in Irlanda per diversi decenni, con una discriminazione seria e sistematica contro le donne, specialmente quelle che partorivano al di fuori del matrimonio”.

Eppure, le case erano solo una parte di un sistema più ampio che sfruttava e sopprimeva alcune delle donne e delle ragazze più vulnerabili del paese. Considerate “fallen women”, “donne cadute”, erano relegate ai margini e spesso spinte a rinunciare ai loro neonati, spesso in adozioni oscure.

case madri irlanda

©Aidan Crawley/EPA

Ho aspettato decenni per questo momentoil momento in cui l’Irlanda rivela come decine di migliaia di madri non sposate, come me, e le decine di migliaia dei nostri amati figli, come il mio caro figlio Anthony, siano stati fatti a pezzi, semplicemente perché non eravamo sposate al momento della loro nascita”, dice la sopravvissuta Philomena Lee, la cui vicenda è stata narrata nel film omonimo.

philomena lee

©Niall Carson/PA Image,s via Getty Images

Così come Marie Arbuckle, sopravvissuta da una delle case a Dublino dove ha dato alla luce un figlio nel 1981, ha detto che i decenni trascorsi da allora sono stati dolorosi e ha sentito che il rapporto scalfisce appena la superficie di un vero e proprio orrore.

Indipendentemente dalle scuse che danno, non si può riprendere ciò che ci hanno già rubato”, sentenzia.

Ed è effettivamente così. Ciò che molte organizzazioni e associazioni di sopravvissuti paventano è che il rapporto possa ridurre a un banale capriccio quanto avvenuto veramente in quelle case famiglia.

Lo Stato e la chiesa hanno lavorato di concerto per garantire che le donne, madri e ragazze non sposate, che erano ritenute una minaccia per il tono morale del Paese, fossero incarcerate dietro queste mura per garantire che non avrebbero offeso la moralità pubblica”, ha dichiarato alla rete nazionale RTE Susan Lohan, co-fondatrice di una di queste associazioni.

Certo è che tirare fuori una verità così tremenda sembra togliere solo il primo strato di polvere su una vicenda molto più dolorosa.

QUI trovate tutto il rapporto.

Fonti: Gov.ie / The Guardian / NY Times / Ireland’s Sunday Independent

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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