A Napoli chiudono una scuola perché cadono calcinacci proprio nella Giornata della sicurezza nelle scuole

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Che sapore ha la felicità? Quella di un bimbo che va sereno a scuola, prato verde tutt’attorno e un mucchio di speranze riposte in un’aula bella e profumata. È il desiderio in fondo al cuore di ogni genitore, quello di vedere realizzata questa scena idilliaca tutte le mattine, al suono della campanella. Utopia, in Italia solo un’utopia.

Qui da noi, al Nord come al Sud (più al Sud, diciamocelo), la scuola cade a pezzi. Un colabrodo fatto di grovigli burocratici e anni di non curanza, di toppe e rattoppi, di “chiuso per infiltrazioni” e una lista lunga così di cose che non vanno. E così chiudono scuole per giorni, l’ultimo caso a Napoli.

La dolorosa realtà è proprio questa, frutto di mancati finanziamenti, di leggi chiuse in archivio, di una politica che non guarda alle generazioni che verranno: le scuole italiane non sono affatto affidabili, almeno una settimana nel corso di un anno scolastico chiudono i battenti per problemi di sicurezza dovuti al maltempo, a frane o a carenze strutturali.

Lo si dice a gran voce oggi che ricorre la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole, fissata ogni 22 novembre in ricordo di tutte le vittime degli incidenti avvenuti negli edifici scolastici italiani.

Eccolo il paradosso. Vittime di incidenti nelle scuole? A solo pensarci salgono su i brividi: rischio sismico e rischio alluvione i principali pericoli cui i nostri studenti devono essere pronti, in totale balia di adulti incapaci e litigiosi.

E così “Prepariamoci” è la parola d’ordine della Giornata nazionale della sicurezza delle scuole 2019, promossa da Cittadinanzattiva dal 2003 ed istituzionalizzata con la legge sulla Buona scuola. Da Rivoli, in provincia di Torino, a Milano, da Napoli a Roma, le scuole partecipano con iniziative legate ai rischi sismico ed alluvione, e ai Piani comunali di emergenza.

I recenti allagamenti e gli effetti drammatici sulla popolazione attestano quanto il nostro Paese sia ancora troppo vulnerabile dal punto di vista della cura e manutenzione del territorio e della realizzazione degli interventi programmati. È sotto gli occhi di tutti il ritardo nella ricostruzione delle scuole dell’Aquila e delle zone del Centro Italia colpite dai recenti sismi. Oltre a vigilare perché le istituzioni accelerino gli interventi previsti, è opportuno che le organizzazioni civiche moltiplichino gli sforzi affinché la popolazione tutta, partendo dalle scuole e dai giovani, sia preparata a prevenire ed affrontare tali emergenze”, spiega Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale scuola di Cittadinanzattiva.

In occasione della Giornata nazionale della sicurezza nelle scuole 2018 è stato somministrato un sondaggio on line cui hanno risposto 1.054 ragazzi tra i 10 e i 14 anni di scuole di 14 città e paesi di 6 regioni (Lombardia, Veneto, Marche, Calabria, Campania, Sardegna). L’86% degli studenti dichiara che la propria scuola è stata chiusa almeno una volta per allerta meteo e della chiusura sono stati informati principalmente attraverso il passaparola (72%) o tramite internet (67%). Quasi la metà non conosce i comportamenti corretti da adottare a scuola in caso di alluvione e il 78% non ha mai effettuato le prove di emergenza per questa tipologia di rischio.

In concomitanza della Giornata è stato anche realizzato un video tutorial “Prepariamoci” sul rischio alluvione disponibile su Youtube che segue quello realizzato lo scorso anno sul rischio sismico.

I numeri di Legambiente

Secondo il dossier “Ecosistema scuola”, l’indagine di Legambiente, basata sui dati del Miur, sulla qualità dell’edilizia e dei servizi, il 40% degli edifici necessita di manutenzione straordinaria urgente, mentre solo il 19% ha verificato la condizione dei solai e oltre il 60% degli istituti non dispone del certificato di agibilità.

anno scuole

collaudo scuole

E non solo: bel il 74% delle nostre martoriate scuole è senza mensa e il 56,7% senza servizio di trasporto per i disabili.

sicurezza scuole

manutenzione scuole

fondi scuole

Non tutti siamo uguali. Le regioni del Meridione e le isole sono le zone più penalizzate: secondo i dati Legambiente, la necessità di manutenzione urgente riguarda il Nord per il 28,8%, il centro per il 41,9%, ma il sud per il 44,8% e le isole per il 70,9%.

Il caso di Napoli

I numeri parlano chiaro e lo sanno bene gli 800 alunni della scuola Andrea Doria di Napoli (a Fuorigrotta, quartiere della zona occidentale di Napoli) che vivono sulla loro pelle l’incuria che regna sovrana da anni. Proprio in questi giorni, destino vuole a ridosso della Giornata per la sicurezza nella scuole, hanno visto chiudere le loro aule per una serie infinita di problemi che vanno avanti da troppo tempo. E non si sa per quanti giorni.

Stanchi dalle continue infiltrazioni dal soffitto – ma non sono l’unico problema – nei corridoi e nelle aule e della caduta di calcinacci, nei giorni scorsi i genitori hanno inscenato proteste e scioperi per avere una volta per tutte risposte definitive e concrete.

Ma l’Andrea Doria, ahinoi, versa in condizioni precarie da tempo: palestra inagibile da quasi un decennio, cortile interdetto, erbacce che crescono, un intero settore, quello destinato alle classi dell’infanzia, al collasso per deficienze dell’impianto fognario.

Proteste legittime, quindi, che sono sfociate nella chiusura dell’edificio.

Purtroppo la situazione della scuola Doria è arrivata al limite, occorreva muoversi prima. Non possiamo accettare che gli alunni siano costretti a fare lezione in locali di fortuna. Ora non è più possibile perdere tempo. Occorre procedere con la massima celerità. Abbiamo inviato una nota al Comune per chiedere il programma degli eventi in modo da poter seguire con attenzione l’evolvere della situazioneha dichiarato il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli, cui molti genitori si sono rivolti per fare presente la situazione nella scuola.

Tornando ai dati di Legambiente, in Campania quasi due edifici su tre di Napoli, Avellino e Salerno (61,9%) risultano edificati antecedentemente alla normativa antisismica del 1974. Sebbene le scuole dei tre Comuni si trovino in zona sismica 2, solo il 20,4% è stata edificata con criteri antisismici e solo sul 18% risulta eseguita la verifica di vulnerabilità sismica, nonostante sia obbligatoria per legge. Irrisorie sono anche le indagini diagnostiche dei solai effettuate, solo il 2,8% delle scuole hanno beneficiato di questi controlli. Sebbene in Campania gli edifici che hanno goduto di manutenzione straordinaria siano il 52,1%, dato sopra la media nazionale (49,7%), sono ancora tantissime le scuole che hanno bisogno di interventi urgenti (61,4%) (qui i dati completi Regione per Regione).

E allora siamo qui, in attesa che qualcuno si accorga che la scuola in Italia proprio non va. In attesa, e con i figli a casa, che si rilancino politiche pubbliche a sostegno dei servizi a supporto della scuola: non solo interventi di messa in sicurezza, quindi, ma anche trasporti, mense, palestre, aree verdi…

Ritorniamo all’utopia di cui sopra? Può essere. Ma se si vuole contrastare questa crescente povertà educativa, questo dilagare di sciatteria e mala educazione, se si vuole ripartire dai nostri bambini e darci la possibilità di un futuro migliore è anche e soprattutto sulle scuole che dobbiamo scommettere.

E non dovremmo più permettere che vengano chiuse perché insicure. Ora come ora brucia, come una mortificazione bella e buona.

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Giornalista pubblicista, classe 1977, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing e correzione di bozze. Direttore di Wellme.it per tre anni, scrive per Greenme.it da dieci. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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