Project Nim

Nim Chimpsky è un indifeso cucciolo di scimpanzé, strappato alla madre appena nato nel 1973 per essere destinato alla sperimentazione cognitiva. Fu trattato come un bambino e costretto ad imparare il linguaggio dei segni per i non udenti da un gruppo di scienziati della Columbia University, costretto a vivere lontano dal suo ambiente naturale e a subire enormi deprivazioni. La sua storia è raccontata in "Project Nim", il documentario del regista premio Oscar per "Man on Wire" James Marsh.

Già trionfatore al Sundance Festival, il film, che ha riscosso unanimi consensi anche al Festival di Roma del 2011, esce oggi in tutte le librerie nella collana Feltrinelli Real Cinema, in collaborazione con Sacher Distribuzione, raccontando come il piccolo Nim, deprivato della presenza materna, isolato dai suoi simili e costretto in cattività, abbia espresso ben presto la sua evidente natura selvatica.

Ma neanche l'esaurimento dei finanziamenti del progetto è valso a restituirgli la libertà dalle grate di una gabbia: ad attendere il primate dopo la sperimentazione sarebbe stato un laboratorio di ricerca medica. Da questa fine ulteriormente atroce lo salvò, però, l'altro protagonista del documentario, l'allora studente Robert Ingersoll, che riuscì a portarlo in un santuario per primati e a restituirgli un minimo di dignità.

projectNim 2

"Nim rappresenta l'esempio di come il i geni che abbiamo in comune con gli scimpanzé suggeriscano come questa minima differenza sia fondamentale tra le specie: solo noi costringiamo altri esseri senzienti a diventare delle vittime immolate alla nostra presunta superiorità", spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico Enpa e una delle curatrici del libro "Obblighi umani, diritti animali", insieme allo zoologo Marc Bekoff e alla primatologa Jane Goodall, attivisti dei diritti degli animali, al salvatore di Nim, Robert Ingersoll, responsabile ora del "Mindy's Memory Primate Sanctuary", e alla ricercatrice antivivisezionista italiana Susanna Penco.

Tutti sollevano temi cruciali e determinanti sui quali siamo ormai chiamati a rispondere. Con quale diritto priviamo gli animali della libertà, li utilizziamo per il nostro divertimento e per un presunto vantaggio per gli uomini? Chi è dunque il mammifero più "umano"? L'homo sapiens che crede di poter rendere qualsiasi essere uguale a lui o l'indifeso protagonista? Per chi vedrà le vicende del piccolo Nim, fino alla sua morte solitaria e infinitamente triste, chiuso in una gabbia nell'abisso dell'infelicità e memore della violenza subita, la risposta non è difficile.

Roberta Ragni

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