Coronavirus, negli Stati Uniti è partita la corsa alle armi. Negozi assaltati

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Negli Usa i timori legati alla diffusione del coronavirus stanno avendo un effetto particolare: l’impennata della vendita delle armi. Se in Italia la corsa è stata ai supermercati e alle sigarette, gli americani sembrano temere per la loro incolumità.

In questi giorni, infatti, oltreoceano è stato registrato un aumento delle vendite di armi. I controlli sugli acquisti tramite il sistema dell’FBI ha messo in luce che in tutto il paese le armi vendute a febbraio sono state 2,8 milioni a livello nazionale, con un balzo del 36% rispetto allo stesso mese del 2019: è il più grande picco percentuale su base annua dal 2016.

A confermarlo sono gli stessi venditori. Il proprietario di un negozio di Mesa, in Arizona, ha raccontato a Forbes di non aver visto vendite così elevate da quando il presidente Barack Obama era in carica. Un altro rivenditore, Kevin Lim, ha dichiarato  che le sue vendite sono aumentate dal 50% al 100% da quando è iniziata l’epidemia di coronavirus.

Non solo armi

Gli americani stanno facendo incetta anche di altro. C’è stata un’impennata delle vendite di equipaggiamenti di sopravvivenza come i kit medici, armature balistiche e attrezzi come torce, giubbotti antiproiettile e coltelli.

I negozi che vendono tali prodotti, così come quelli che commercializzano armi, nella zona di Los Angeles sembravano competere per folla con i supermercati.

È solo colpa del coronavirus?

Negli Usa è già accaduto altre volte. L’instabilità economica e politica tende a dare il via a periodi di aumento delle vendite di armi, come ha spiegato Alex Horsman, direttore marketing di Ammo.com. Lo stesso rivenditore online ha registrato un aumento delle vendite del 68%.

Dopo la dichiarazione dell’emergenza nazionale da parte del presidente Donald Trump, qualcuno potrebbe aver deciso di acquistare una pistola per paura che nel prossimo futuro ciò sia vietato. Un ragionamento simile a quello che porta all’impennata della vendita di armi immediatamente dopo le sparatorie di massa.

In realtà il coronavirus potrebbe aver influito ma le vendite di armi tendono a registrare un aumento negli anni delle elezioni presidenziali.

“Le persone hanno un po ‘di sfiducia nel dire che se accadesse qualcosa di grosso e di terribile, il 911 potrebbe non funzionare. L’abbiamo visto con Katrina. La gente non ha dimenticato che si è verificato un disastro e il governo non è arrivato “,

è l’opinione di Larry Hyatt, proprietario di un negozio di armi nella Carolina del Nord, che segnala un aumento delle vendite tra il 30% e il 40% da fine febbraio. L’uomo attribuisce la maggior parte delle paure al coronavirus, ma ha detto al New York Times che anche le elezioni presidenziali e le fluttuazioni del mercato azionario svolgono un ruolo nella domanda di armi da fuoco.

Per fortuna sui social c’è anche chi ironizza:

 

Va detto anche che molte attrezzature vengono prodotte in Cina e negli Usa è già difficile trovarle visti anche i tempi di consegna prolungati.

Una situazione tutt’altro che rassicurante, considerando anche il fatto che l’epidemia legata al coronavirus negli Usa è ancora limitata a 6mila casi.

Fonti di riferimento: Forbes, Time, New York Times

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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