Al_Gore

Del periodo in cui Al Gore è stato vice presidente degli Stati Uniti d’America all’epoca di Bill Clinton, pochi forse ricordano. Del suo impegno costante e agguerrito nei confronti dell’opinione pubblica per portare a galla la verità sulle reali condizioni del pianeta, molti hanno memoria. Nel 2006, a distanza di cinque anni dalla fine del governo di Bill Clinton, Al Gorediventa il portavoce di una campagna internazionale a favore dell’ambiente, attraverso il film-documentario “An inconvenient truth-Una scomoda verità.

Oggi, a distanza di cinque anni dall’uscita di quel successo che gli valse il premio Oscar, Al Gore torna alla ribalta con un nuovo progetto dal sapore altrettanto globale. Il titolo è “The climate reality projecte questa volta propone “24 ore di Reality durante le quali concentrare l’attenzione del mondo sulla verità, gli effetti, la scala e l’impatto della crisi climatica. Per rimuovere ogni dubbio. Rivelare le mistificazioni. E catalizzare l’urgenza collettiva attorno a un problema che riguarda ciascuno di noi”.

È lo stesso Al Gore, nel sito dedicato al progetto, a mettersi di nuovo in prima linea. Come nel film documentario, la sua vita di conferenziere si intersecava con i dati scientifici, le previsioni degli scienziati e le riflessioni personali, anche in questo caso Al Gore non tiene segreta la sua presenza dietro questo progetto.

La spiegazione delle modalità con cui gli ipotetici sette miliardi di persone potranno partecipare ed essere resi noti delle verità ancora nascoste, per il momento, sono altrettanto difficili da intuire. Si sa che la campagna si concentrerà interamente tra il 14 e il 15 settembre prossimi, esattamente tra poco meno di due mesi, con 24 ore di reality in diretta streming in tutto il mondo, in 24 fusi orari e 13 lingue. I comunicati descrivono l’evento come un afflusso continuo di contenuti multimediali forniti direttamente dai cittadini che vivono da vicino i devastanti effetti dei cambiamenti climatici, come tempeste o alluvioni per esempio. Da Tonga a Capo Verde, da Città del Messico all'Alaska, da Jakarta a Londra, le persone che ogni giorno vivono faccia a faccia gli impatti del surriscaldamento globale racconteranno la loro storia. Durante il collegamento streaming, tutti gli spettatori saranno chiamati a intervenire sia online che di persona per partecipare ad attività specifiche in grado di combattere la crisi climatica.

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La sfida tecnologica oltre che ambientale appare ambiziosa. Come la crociata che da anni Al Gore combatte contro coloro che negano gli effetti della crisi climatica, che, a suo dire, non conosce confini politici e viene vissuta ogni giorno, con frequenza allarmante in tutto il mondo. In quanto tempo possiamo agire?”.

Nel 2007, il suo personale impegno a mettere di fronte agli occhi di tutti le conseguenze di comportamenti inconsapevolmente distruttivi gli aveva valso il Nobel per la Pace. Non solo. All’epoca, famose erano state le invettive, di natura espressamente politica, fatte contro il governo Bush, nonché quelle contro i mass media accusati di un mancato servizio nei confronti dei cittadini rispetto al pericolo che il pianeta sta correndo.

A distanza di cinque anni, molte cose sono cambiate. Il contesto di riferimento a cui Al Gore si rivolge, quella parte di popolazione mondiale abbastanza ricca e alfabetizzata da poter accedere a un collegamento via streaming per raccontare e interagire con tecnologie di ultima generazione, appare sempre meno manipolata dalle false verità. Grazie a internet e a fenomeni di risveglio della coscienza collettiva, tra cui anche il suo stesso film-documentario, quella parte di popolazione è già predisposta a cercare la verità.

Diversa è la condizione di chi oggi non riesce ancora ad accedere alle fonti di informazione, perpetuando una condizione di ignoranza che non gli permetterà di agire per cambiare il mondo come la campagna di Gore vorrebbe. È a loro che forse dovrebbe andare lo sforzo di coinvolgimento di cui il pianeta in questo momento ha bisogno.

Pamela Pelatelli

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