Gennaio, il mese del dio Giano che ci insegna a guardare al futuro

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Gennaio è per eccellenza il mese simbolo di un nuovo inizio, ma in pochi sanno che anticamente nel primo calendario romano, l’anno si apriva con il mese di marzo dedicato a Marte. Gennaio è invece legato alla figura del dio Giano.

Il dio Giano era una divinità raffigurata con un doppio volto perché capace di guardare contemporaneamente sia al passato che al futuro. Ma come dicevamo, in principio il calendario lunare di Romolo iniziava da marzo e terminava dopo dieci mesi in dicembre.

Secondo la leggenda fu grazie a Numa Pompilio vennero aggiunti gennaio e febbraio così il pacifico Giano sostituì Marte. Il dio veniva raffigurato con una bacchetta e una chiave in mano, con la quale apriva e chiudeva le porte dell’ anno, il suo nome deriva da ianua (porta).

Giano e l’apertura del tempio

Si dice che durante il regno di Numa Pompilio le porte del tempio di Giano rimanessero chiuse a simbolo dei benefici che si traggono dalla pace e aperte in guerra.

L’origine di questa usanza nasce nella prima guerra contro i sabini. Per respingere i nemici, i romani decisero di chiudere la porta che era sotto le radici del colle Viminale, ma dopo che fu chiusa, subito si aprì spontaneamente.

Essendo accaduto questo per due e tre volte, molti uomini armati restarono a vigilare come custodi sulla soglia, poiché non potevano chiuderla. Diffusasi all’improvviso la voce che i romani erano stati sconfitti da Tito Tazio, scapparono impauriti.

Quando però i sabini stavano per irrompere attraverso la porta aperta, si dice che dal tempio di Giano uscirono, attraverso questa porta, torrenti impetuosi dalle acque gorgoglianti e molte schiere nemiche perirono bruciate dai flutti bollenti o inghiottite dai gorghi travolgenti. In seguito a ciò si decretò che in tempo di guerra le porte del tempio di Giano restassero aperte, come se il Dio fosse partito in aiuto della città.

Giano: tra passato e futuro

La figura di Giano rappresenta il passato, il presente e il futuro, quindi simbolicamente un filo sottile che lega la nostra trasformazione e i cambiamenti della vita. Il dio ci insegna a non vivere di rimpianti, ma a non dimenticare mai ciò che è successo, ci spinge a fare delle scelte consapevoli guardando al futuro verso la direzione giusta.

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