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 “Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano”. Liliana Segre sceglie di astenersi al voto di fiducia al governo Conte e nel suo primo intervento da senatrice a vita, ricorda la sua storia e quella degli ebrei italiani uccisi nell’Olocausto.

 Parole cariche di emozione, quelle di Liliana Segre, 87enne che ringrazia il Presidente della Repubblica Mattarella per aver scelto di nominare "senatrice a vita una vecchia signora, tra le poche che porta ancora sul braccio il numero di Auschwitz".

Poche righe che raccontano una storia. La sua e quella di altre 40mila persone morte nei campi di concentramento. Si fa portavoce di un popolo che non c’è più.

“La parola va data a quelle migliaia di italiani appartenenti alla piccola minoranza ebraica che vennero espulsi e umiliati dalle scuole, dalla pubblica amministrazione e dalla società. Soprattutto si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti uccisi per la sola colpa di essere nati, che sono cenere nel vento. Salvarli dall'oblio significa onorare il debito storico che l'Italia ha con loro, ma anche portare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell'indifferenza, a non anestetizzare le coscienze ad essere più vigili".

Chi sono oggi quelle persone? Sono gli emarginati della attuale società e cita i rom e sinti.

"Per questo mi rifiuto di pensare che oggi la nostra società democratica possa essere sporcata da leggi speciali nei confronti delle popolazioni nomadi".

Il riferimento è chiaramente alla Lega di Salvini che più volte ha evocato le ruspe contro i campi nomadi. Un discorso che si contestualizza in un clima senza più teso. Sabato scorso, in provincia di Vibo Valentia, un migrante Soumaila Sacko, 29enne del Mali, bracciante, attivista del sindacato Usb, è stato freddato in pieno giorno in un’ex fornace abbandonata e non ha ricevuto l’omaggio funebre del nuovo governo.

Liliana Segre: il discorso integrale

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest'Aula non possa fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l'ottantesimo anniversario dell'emanazione delle leggi razziali, razziste, del 1938 facendo una scelta sorprendente: nominando quale senatrice a vita una vecchia signora, una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia che porta sul braccio il numero di Auschwitz.

Porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito non solo di ricordare, ma anche di dare, in qualche modo, la parola a coloro che ottant'anni orsono non la ebbero; a quelle migliaia di italiani, 40mila circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l'umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni, dalla società, quella persecuzione che preparò la shoah italiana del 1943-1945, che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.

Soprattutto, si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall'oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell'indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri.

In quei campi di sterminio altre minoranze, oltre agli ebrei, vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti, che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite; ma presto all'invidia seguì l'orrore, perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche vuote regnava un silenzio spettrale.

Per questo accolgo con grande convinzione l'appello che mi ha rivolto oggi su «la Repubblica» il professor Melloni. Mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere, mi opporrò con tutte le energie che mi restano. Mi accingo a svolgere il mandato di senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un'anziana nonna, come sono io.

Tenterò di dare un modesto contributo all'attività parlamentare traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo; ho conosciuto il carcere; ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio. Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.

Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi ed ai programmi avanzatissimi - ancora in larga parte inattuati - dettati dalla Costituzione repubblicana.Con questo spirito, ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al Governo.

Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del Governo, senza alcun pregiudizio, e mi schiererò pensando all'interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidata in tutta la vita.

La risposta di Salvini

"Paure infondate quelle della senatrice Segre. Faremo in modo che rom e sinti rispettino le leggi normali - afferma il ministro dell'Interno -, ad esempio per quanto riguarda il divieto di sfruttare i minori. A questo punto dedicherò particolare attenzione a salvare i bimbi sfruttati e dedicati al furto e alla rapina nei campi rom. Penso che su questo la senatrice Segre sia assolutamente d'accordo con me", ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

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Dominella Trunfio

Fonte foto: Flickr

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