Peppino Impastato

Chi era Peppino Impastato? E perché non va dimenticato il ragazzo che ha sfidato in prima persona la mafia.

9 maggio 2018: 40 anni dalla morte di Peppino Impastato. Un delitto di mafia fatto passare per omicidio, perché Peppino era scomodo e irriverente, militante testardo e geniale attivista. In quella Cinisi di quasi mezzo secolo fa, piccola provincia omertosa di Palermo, Peppino lottava e parlava ben oltre i limiti che voleva imporgli Cosa Nostra. Ma chi era Peppino Impastato? E perché non va dimenticato?

Prendeva in giro i boss, li derideva dalle frequenze di una radio libera e indipendente e per questo fu dilaniato a 30 anni da un’esplosione di tritolo (nello stesso giorno del ritrovamento a Roma del corpo di Aldo Moro).

Dopo aver chiuso i ponti con la sua famiglia, della quale alcuni membri erano ben inseriti negli ambienti mafiosi locali, Peppino è stato praticamente uno dei primi segni di ribellione siciliana e al suo funerale c’era più gente di quanta non ne avesse mai raccolta da vivo ai comizi per la campagna elettorale in cui si era candidato a consigliere comunale. Codardia della gente? Può essere, fatto sta che, dopo morto, alle elezioni del 14 maggio del ‘78 prende 260 voti, quasi il 6% degli aventi diritto a Cinisi.

I mafiosi hanno commesso un errore perché mettendolo a tacere, hanno amplificato la sua voce”, dirà più tardi il fratello di Peppino, Giovanni Impastato. E vediamo perché.

Peppino Impastato, la storia

Giuseppe Impastato nasce a Cinisi il 5 gennaio del 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato, una cui sorella aveva sposato il capomafia Cesare Manzella, uno dei boss che cominciarono a fiutare affari nei traffici di droga.
Frequenta il Liceo Classico di Partinico e in quegli anni si avvicina alla politica, particolarmente al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), soprattutto per una scelta che aveva “basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai divenuta insostenibile”, come scrive lui stesso in una sua biografia.

In quel periodo fonda un giornale, “L’Idea socialista”, che quasi subito verrà sequestrato. Tra le pagine di questa rivista è di particolare spessore un servizio di Peppino sulla “Marcia della protesta e della pace”, organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967.

Dal 1968 in poi prende parte come dirigente alle attività dei gruppi comunisti, sempre al fianco delle parti più deboli, come dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo nel territorio di Cinisi, degli edili o dei disoccupati.

Nel 1976 organizza il circolo “Musica e cultura”, che svolge attività culturali come cineforum, musica o dibattiti e in cui trovano spazio il “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare”.

Radio Aut, le denunce di Impastato via radio con Onda Pazza

Era il 1977 quando, insieme con il suo gruppo, fonda Radio Aut, un’emittente libera e autofinanziata con sede a Terrasini usata come mezzo per denunciare i crimini e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, soprannominato “Tano Seduto” da Peppino, che tirava le fila dei traffici internazionali di droga attraverso il controllo dell’aeroporto di Punta Raisi.

È attraverso la sua voce che Peppino decide allora di indirizzare le sue “invettive” alla mafia e agli esponenti della politica locale, scegliendo il campo della “controinformazione” e soprattutto quello della satira con il suo seguitissimo programma “Onda pazza a Mafiopoli”.

La radio cessa le trasmissioni qualche mese dopo l’omicidio di Peppino. Nel maggio del 2001, in accordo con i colleghi di Peppino e con il fratello Giovanni Impastato, nasce l'Associazione Radio Aut, impegnata nella promozione dell'antimafia sociale. Il 9 maggio 2003 il comune di Terrasini ha dedicato una stele alla radio nell’edificio dove aveva sede, mentre nel gennaio del 201 hanno avuto inizio le trasmissioni di Radio 100 Passi, una webradio le cui trasmissioni sono mandate in onda dalla Casa memoria Peppino Impastato a Cinisi.

Nel ‘78 Pappino partecipa con il simbolo di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali di Cinisi. Ma agli scrutini non arriverà mai, perché viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno dopo l’esposizione di una mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi e nelle stesse ore in cui veniva ritrovato, in Via Caetani a Roma, il corpo di Aldo Moro.

L’omicidio di Peppino, il caso e il depistaggio

Tra nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 Peppino salta in aria con una carica di tritolo posta sotto il corpo, sui binari della ferrovia Palermo-Trapani. Le forze dell’ordine e la magistratura, ma anche la stampa, parlano in quel momento di un atto terroristico in cui l’attentatore, lo stesso Peppino, sarebbe rimasto ucciso: l’ipotesi era cioè quella del tentativo di un attentato terroristico o anche addirittura di un suicidio, come si dirà, “eclatante”.

E verità e giustizia ci metteranno anni per venire a galla.

Dieci anni dopo il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti, ma nel 1992 lo stesso Tribunale decide di archiviare il “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma scartando la possibilità di accertare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994, il Centro Impastato presenta un’istanza con tanto di petizione popolare per far riaprire l’inchiesta e chiedendo che venga interrogato sul delitto anche il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia locale.

Nel marzo del 1996 la madre Felicia, il fratello e il Centro Impastato chiedono di indagare su episodi oscuri come quelli riguardanti anche l’omertoso comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica nel Badalamenti il mandante dell’omicidio con il suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta e l’anno dopo viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti. Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata.

I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti si costituiscono parte civile e nel novembre 1999 Badalamenti chiede il giudizio immediato. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.

Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si costituisce un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 viene approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini. Solo nel marzo del 2001 la Corte d’Assise riconosce Vito Palazzolo (poi deceduto) colpevole e lo condanna a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti (poi deceduto) viene condannato all’ergastolo.

L’indagine della commissione parlamentare, presieduta da Giovanni Russo Spena, aveva ricostruito la “deviazione” nell’immediatezza del delitto che aveva impedito di individuare i mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio. La matrice mafiosa del delitto era stato sin dal primo momento segnalato dai familiari e dai compagni di Peppino, che però non sono mai stati ascoltati. La Commissione ha dunque accertato che nella fase iniziale vi è stato vero e proprio “depistaggio”.

I 100 passi di Peppino Impastato

Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia

Eccoli i 100 passi che hanno fatto conoscere in un crescendo dirompente la storia di Peppino e che hanno ispirato dapprima Claudio Fava con “Cinque delitti imperfetti”, Mondatori 1994, (di cui citato il brano sopra) e poi una miriade di servizi televisivi e di video inchieste, che sono sfociate poi nel successo di “I cento passi” di Marco Tullio Giordana (2000).

Un film che ha avuto un clamore strepitoso e che finalmente ha fatto conoscere ai più Peppino Impastato.

Questo è un film sulla mafia, appartiene al genere. È anche un film sull'energia, sulla voglia di costruire, sull'immaginazione e la felicità di un gruppo di ragazzi che hanno osato guardare il cielo e sfidare il mondo nell'illusione di cambiarlo. È un film sul conflitto familiare, sull'amore e la disillusione, sulla vergogna di appartenere allo stesso sangue. È un film su ciò che di buono i ragazzi del '68 sono riusciti a fare, sulle loro utopie, sul loro coraggio. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può fingere che la mafia non esista, ma questo non riguarda solo i siciliani, molto si deve all'esempio di persone come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro allegra disobbedienza”, scriverà Marco Tullio Giordana dalle “Note di regia” in Cinematografo 2007.

Ispirate dal film e dedicate a Peppino Impastato sono anche le canzoni intitolate “I cento passi” dei Modena City Ramblers (album ¡Viva la vida, muera la muerte! del 2004) e Centopassi cantata da Pippo Pollina. Il titolo del film ha dato il nome all’azienda vinicola Centopassi, costituita in provincia di Palermo da due cooperative del progetto Libera Terra che gestiscono beni confiscati a boss di Cosa nostra.

Peppino Impastato, frasi, poesie e lezioni di vita

La mafia uccide, il silenzio pure

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà

Appartiene al tuo sorriso
l'ansia dell'uomo che muore,
al suo sguardo confuso
chiede un po' d'attenzione,
alle sue labbra di rosso corallo
un ingenuo abbandono,
vuol sentire sul petto
il suo respiro affannoso:
è un uomo che muore

Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni

È triste non avere fame
di sera all'osteria
e vedere nel fumo
dei fagioli caldi
il suo volto smarrito

I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell'abisso

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita

Fiore di campo nasce
dal grembo della terra nera,
fiore di campo cresce
odoroso di fresca rugiada,
fiore di campo muore
sciogliendo sulla terra
gli umori segreti

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Germana Carillo

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