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Le donne devono vivere liberamente senza essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate. Le suore di clausura di un convento basco si schierano contro la sentenza di Pamplona, che ha condannato a 9 anni di carcere, cinque ragazzi che avevano violentato una donna nel 2016.

Ecco cosa scrive suor Patricia Noya, la responsabile della pagina Facebook del convento delle carmelitane scalze di Hondarribia, nei Paesi Baschi, che si sono unite al movimento #yositecreo partito dal paese ma che ha già ottenuto il consenso dell’americano #metoo.

"Noi viviamo in clausura, indossiamo un vestito che arriva quasi alle caviglie, non usciamo mai la notte (tranne per le emergenze), non andiamo alle feste, non beviamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità -  commentano le suore di clausura - È una scelta che non ci rende migliori o peggiori di nessuno, sebbene paradossalmente ci rende più libere e felici di molte. E proprio perché è una scelta libera, difendiamo con tutti i nostri mezzi a nostra disposizione (e questo è uno di quelli) il diritto di tutte le donne di fare liberamente il contrario senza per questo essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate. Sorella, io sì ti credo". 

Parole che mostrano ancora una volta che qualsiasi cosa si decida di fare o di essere nella vita, alla base è necessario che ci sia la libertà di scelta. In diversi quotidiani le carmelitane commentano: "Avere abiti diversi non significa stare fuori dal mondo, questo tipo di questioni appartengono anche a noi".

Lo stupro di Pamplona

Cresce l’indignazione per la sentenza della Manada (branco), accanto alla petizione lanciata contro la decisione, sono sorte manifestazioni spontanee in piazza dopo che i  i giudici della Navarra hanno riconosciuto colpevoli solo di abuso sessuale, e non di stupro, cinque uomini che hanno violentato in gruppo una diciottenne durante la festa di San Firmin a Pamplona. 

Tra i cinque uomini anche un poliziotto della Guardia Civil e un militare che avevano filmato la violenza sul cellulare e tra loro se ne vantavano attraverso un gruppo WhatsApp chiamato la Manada. La sentenza è arrivata come una doccia gelata: nove anni invece dei 20 chiesti dall’accusa, tutto ciò perché la normativa spagnola prevede una distinzione tra abuso sessuale (dove non ci sarebbe stata violenza) e lo stupro.

All’epoca la ragazza era talmente scioccata che non aveva reagito, rimanendo per tutto il tempo con gli occhi chiusi, quindi secondo la legge, viene a mancare la coercizione violenta: abuso sessuale dunque, non stupro di gruppo. I cinque dovranno versare alla vittima, un indennizzo di 50mila euro, mentre la procura e la vittima hanno annunciato che ricorreranno in appello.

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