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Mai più slot machine vicine ai cosiddetti luoghi sensibili, ovvero scuole, oratori, parchi, chiese e via dicendo. Da oggi in Piemonte entra in vigore la legge regionale che mira a spegnere il gioco d’azzardo.

A diciotto mesi dalla sua approvazione da oggi è operativa in tutto il Piemonte la legge regionale 9 del maggio 2016 che prevede il cosiddetto 'switch-off' ovvero slot machine spente nei locali vicini a quei luoghi ritenuti sensibili e i trasgressori rischiano 6 mila euro di multa a dispositivo.

In pratica la Regione, analogamente a quanto disposto già da altre, aveva approvato una legge per la prevenzione e il contrasto alla diffusione del gioco d’azzardo patologico.

Per ridurre il rischio di dipendenza al suo interno prevede interventi per il recupero dei pazienti affetti da gap, attività di sensibilizzazione, programmi di formazione del personale delle sale gioco e del personale dei servizi sociali oltre che interventi di supporto alle amministrazioni locali.

Ma non solo. Da adesso in poi chi vorrà accedere ai contributi regionali dovrà avere il marchio ‘no slot’; ancora è prevista una distanza minima di 300 metri (elevata a 500 metri per i comuni con più di 5.000 abitanti) degli esercizi commerciali rispetto ad una serie di “luoghi sensibili” (scuole, impianti sportivi, istituti religiosi, strutture ospedaliere, istituti di credito, stazioni ferroviarie etc), con possibilità per i comuni di individuare ulteriori luoghi sensibili con riferimento a per ragioni connesse alla tutela del territorio comunale, della sicurezza urbana, della viabilità locale, dell’inquinamento acustico e della quiete pubblica.

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La normativa si applica progressivamente anche alle vecchie licenze: entro 18 mesi per chi ha installato slot machine, 3 o 5 anni per le sale gioco e sale scommesse. I comuni sono autorizzati a disciplinare una riduzione degli orari di apertura non inferiore a 3 ore giornaliere.

Una legge che sulla carta potrebbe spegnere 20 mila delle circa 29 mila slot machine sparse nei comuni piemontesi. A poco, dunque, son servite le polemiche perché la Regione Piemonte non fa marcia indietro. Il governo quantifica in oltre 240 milioni di euro l’anno il danno erariale che la legge regionale arrecherà alle casse dello Stato.

Sullo stesso argomento:

‘Prendiamo atto che il Piemonte ha imboccato la strada funesta del proibizionismo. I provvedimenti del Piemonte sono in contrasto con la legge nazionale e l’impedimento all’esercizio dell’offerta di gioco d’azzardo rappresenta un danno erariale’, dice il sottosegretario dell'Economia Pier Paolo Baretta.

Secondo Baretta la soluzione sta nel mezzo.

'Un ridimensionamento è necessario, ma l’azzeramento dell’offerta deciso dal Piemonte è un favore alla criminalità organizzata. Il gioco non scomparirà, piuttosto tornerà a essere gestito dalle mafie'.

Dominella Trunfio

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