stop torture

Il reato di tortura entra nell’ordinamento italiano. Dopo tre anni d’attesa, con 198 voti, la Camera approva definitivamente il disegno di legge che punisce con la reclusione da 4 a 10 anni, chiunque provochi con violenze e minacce gravi, ‘sofferenze fisiche acute o un trauma psichico verificabile’.

Il reato di tortura potrebbe essere il giro di boa contro gli episodi di violenza commessi in passato. È stata salutata così la nuova norma, in vista del fatto che gli anni di carcere salgono fino a un massimo di 12 mesi, se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri.

198 i voti favorevoli, 35 i contrari e 104 gli astenuti per il ddl a prima firma di Luigi Manconi del Partito Democratico che aveva già ottenuto l’approvazione del Senato lo scorso 17 maggio.  

La legge ha avuto il consenso di PD e Alternativa Popolare, mentre hanno votato contro Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia; si sono astenuti il Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Scelta civica e Articolo 1 – Movimento democratici e progressisti, il gruppo parlamentare formato dalle persone uscite dal PD e da Sinistra Italiana.

Adesso il reato sarà previsto dall’articolo 613-bis del codice penale, che recita:

“Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

 

reato torture

Il testo è stato criticato dalle associazioni che si occupano del tema, come Amnesty International e Antigone, perché molto diverso rispetto alla proposta iniziale di Manconi. Lo stesso parlamentare si era rifiutato di votare il nuovo testo al Senato sostenendo che:

“Le modifiche lasciano troppi spazi discrezionali, ad esempio, il singolo atto di violenza brutale di un pubblico ufficiale su un arrestato potrebbe non essere punito. E anche un’altra incongruenza: la norma prevede perché vi sia tortura, un verificabile trauma psichico. Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. Come si fa a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima?".

La nuova legge vieta inoltre le espulsioni, i respingimenti e le estradizioni quando c’è motivo di credere che nel paese di destinazione la persona sottoposta al provvedimento rischi di subire violazioni “sistematiche e gravi” dei diritti umani, è anche previsto l’obbligo di estradizione verso lo stato richiedente dello straniero indagato o condannato per il reato di tortura.

Insomma, un dibattito che continua a destare polemiche e che è ritornato alla ribalta dopo i fatti accaduti a Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Ricordiamo che nell’aprile del 2015, la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la condotta tenuta dalla polizia, le cui azioni sarebbero state a ‘finalità punitiva e una vera e propria rappresaglia per provare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime”.

Altre vittime innocenti:

In quel caso, la Corte aveva proprio parlato di ‘reato di tortura’, invitando il Belpaese a dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire i responsabili. A trent’anni, quindi, dalla convenzione Onu contro la tortura, entra nell’ordinamento il reato che infuoca il dibattito.

Dominella Trunfio

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