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I piedi di loto sono un'antica usanza cinese diffusa fino agli anni Cinquanta, che consisteva nell'avvolgere i piedi delle donne con delle fasce strettissime che ne impedivano la crescita.

Zhou Guizhen ha 86 anni e in queste immagini, mostra tutta la brutalità dell’antica pratica secondo cui i piedi delle bambine dovevano rimanere piccoli e assomigliare a un fiore di loto. Venivano fasciati così stretti che le ossa delle dita si rompevano, deformandosi per sempre.

La storia di Zhou Guizhen è simile a quella di tante altre donne cinesi che non riescono più a camminare, perché i minuscoli piedi non reggono il peso del corpo. La pratica è stata la normalità per molti secoli ed è stata dichiarata nel 1911 fuorilegge.

In realtà però, fino agli anni Cinquanta, i piedi delle bambine cinesi venivano fasciati. E se prima veniva imposto solo tra le cortigiane, dopo che un imperatore della dinastia Tang si era innamorato di un amante che aveva piccoli piedi, col tempo questa modalità era stata adottata dalla nobiltà.

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Alcune delle storie sono racchiuse negli scatti di Jo Farrel nel reportage 'Living history: bound feet woman in China' che immortalare i risultati di questa tortura.

In Cina l’usanza era chiamata 'chanzu' che letteralmente significa avvolgere i piedi, oggi è bandita, ma ci sono ancora un centinaio di donne che si portano dietro le conseguenze di fasce strettissime che deformavano i piedi.

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Già dai quattro, cinque anni veniva fatta una bendatura che legava le dita dei piedi, escluso l’alluce facendole piegare su se stesse. Col tempo, il risultato erano piedini di otto centimetri che venivano avvolti con fasce di sete e chiusi all’interno di scarpe ricamate.

Una sofferenza incredibile che affonda le sue radici probabilmente tra il quarto e il settimo secolo tra le danzatrici e concubine che dovevano avere necessariamente dei piedini di fata. Durante la dinastia dei Song, nel decimo secolo i piedi di loto o gigli d’oro erano ormai una pratica consolidata.

Per gli uomini erano segno di bellezza ed eleganza, per le donne gravi problemi motori e menomazioni permanenti che non gli permettevano di camminare ed essere libere nei movimenti. L’usanza era anche un modo per identificare lo status all’interno della società cinese.

Solo le fasce più ricche potevano permettersi, infatti, la bendatura soprattutto perché la deformazione ne impediva poi l’attività lavorativa. Nonostante il dolore, nel mondo femminile tutto doveva essere accettato per piacere agli uomini.

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La società patriarcale cinese dell’epoca imponeva il fascino dei piedi di loto rinchiusi in scarpette da bambola. Piedi che non venivano mai visti, dietro cui si celava un velo di mistero erotico, molto amato dai letterati.

Il loro aspetto reale non veniva mai preso in considerazione, ma la loro andatura era considerata anch’essa molto attraente. Alcune interpretazioni sostengono che la fasciatura fosse un modo per le donne di interiorizzare i valori della dottrina filosofica del Confucianesimo attraverso la disciplina del corpo, altre che fosse un modo per rappresentare la cultura cinese Han.

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Con la nascita della Repubblica popolare cinese nel 1949, la pratica si è estinta del tutto, ma per una questione di praticità: le donne dovevano lavorare e non potevano permettersi di avere i piedi di loto.

Dominella Trunfio

Foto: Jo Farel

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