Nonni sociali

Dopo il dentista sociale, ecco arrivare i “nonni sociali”. Se una famiglia o un singolo genitore sono in difficoltà, ecco che ti spuntano vecchietti arzilli pronti a prestare le loro infinite energie al servizio di tutt*.

È l’ambizioso obiettivo del progetto “I nonni come fattore di potenziamento della comunità educante a sostegno delle fragilità genitoriali” presentato dall’organizzazione di volontariato Auser Lombardia al Bando Prima infanzia 2016.

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Creare una rete di “nonni sociali” a disposizione della comunità e a sostegno dei genitori in situazione di fragilità o difficoltà: così si rende merito a quelle migliaia di coppie di nonni che ogni giorno seguono con cura i propri nipoti. E allora perché non creare la figura del nonno sociale, non solo per la propria famiglia, ma anche e soprattutto per chi i nonni non ce li ha?

Uno dei temi ricorrenti quando incontriamo gli anziani a eventi ludici, durante gli accompagnamenti a visite, a fare la spesa, al cimitero o nei corsi dell’università della terza età, è la preoccupazione nei confronti dei nipotispiega Lella Brambilla, presidente Auser Lombardia –. D’altra parte, il welfare in Italia è per il 90% sulle spalle delle famiglie e al loro interno su quelle dei nonni che svolgono un lavoro di supplenza, integrazione e aiuto dei figli a favore dei nipoti. Un lavoro gravoso, ma che li gratifica”.

L’idea del progetto nasce da qui. “Il bando riguarda la fascia di età 0-6 anni, una fase in cui l’apprendimento segna fortemente la vita futura – spiega Brambilla – e allora ci siamo chiesti perché un Il progetto vede come capofila Auser Lombardia e coinvolge una rete di 32 partner tra cui Auser Toscana, Auser Umbria, Università Bicocca, Università di Firenze, la Fondazione Asilo Mariuccia di Milano, l’Istituto degli innocenti di Firenze, Comuni e cooperative sociali. In Lombardia sono stati scelti Sesto San Giovanni (il Comune è partner e l’area di Cremona (con 4 comuni coinvolti), dove i nidi hanno chiuso perché non raggiungevano il numero minimo e ci sono famiglie che non possono accedere ai servizi.

Stessa cosa in Toscana, dove si sono messi a confronto i piccoli comuni con una grande realtà e in Umbria dove sono stati scelti piccoli comuni e realtà che stanno accogliendo le comunità terremotate.

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Le esperienze delle tre regioni avranno un filo conduttore che è rappresentato dalla formazione, grazie all’Università Bicocca. Nel progetto è prevista anche la possibilità di utilizzare le sedi Auser per accogliere, organizzare momenti di festa, laboratori e creare comunità. Il progetto durerà 3 anni, stimando di raggiungere una platea di circa 250/300 bambini con le loro famiglie.

E allora forza, potere ai nonni!

Germana Carillo

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