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Il nome di Franca Viola è quello di una donna che riuscì con un ‘No’ a cambiare il codice penale, diventando un simbolo di coraggio, sfidando minacce e pettegolezzi.

Franca Viola, infatti è stata la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, a denunciare l’uomo che l’aveva violentata, a farlo condannare, dando una bella sferzata alla crescita civile degli anni Sessanta/Settanta.

Franca Viola vive in una famiglia modesta di agricoltori, all’età di quindici anni si fidanza, con il consenso dei genitori, con Filippo Melodia, nipote però di un mafioso locale e membro di una famiglia benestante.

Dopo poco tempo, il ragazzo viene accusato di furto e il suo nome viene accostato a quello della criminalità organizzata. Il padre di Franca rompe il fidanzamento e Filippo emigra in Germania.

Al rientro però torna alla carica a casa dei Viola con minacce di ogni tipo, arriva perfino a bruciare la casetta di campagna e distruggere il vigneto ‘pur di avere la sua Franca’.

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Ma Bernardo Viola, non è disposto a cedere nemmeno sotto la minaccia di una pistola. La situazione degenera il 26 dicembre del 1965. Il giorno di Santo Stefano, Filippo Melodia entra in casa Viola, distrugge tutto, colpisce la madre di Franca e rapisce la ragazza diciassettenne insieme al fratellino, che sarà subito rispedito indietro.

Segregata prima in un caseggiato isolato e poi ad Alcamo, a casa della sorella di Melodia, Franca viene stuprata dall’ex fidanzato per più di una settimana.

“Rimasi digiuna per giorni e giorni. Lui mi dileggiava e provocava. Dopo una settimana abusò di me. Ero a letto, in stato di semi-incoscienza”, racconterà Franca.


Il giorno della Befana, la polizia riesce a liberare la ragazza, Filippo viene arrestato ma si fa forte del fatto che il matrimonio riparatore l’avrebbe salvato. La legge italiana, all’epoca, scagionava infatti, il rapitore che sposava la propria vittima.

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Evidentemente non aveva fatto i conti con il coraggio di Franca che una volta libera, si batté con tutte le sue forze per l’abrogazione dell’art.544 del codice penale che recitava:

"Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali".

In pratica la vittima era costretta a sposare il proprio aguzzino e gli garantiva la fedina penale pulita, soprattutto perché, lo stupro non era considerato un reato contro la persona, ma contro la morale pubblica.

Ma Franca Viola non ci sta. E’ la prima ‘donna disonorata’ che decide di non convolare a nozze e la sua storia diventa un caso italiano sollevando polemiche che contribuirono a cambiare il corso della storia. La ragazza denuncia Filippo che viene processato e condannato a undici anni di carcere.

“Franca Viola e suo padre non hanno detto no soltanto a Filippo Melodia. Hanno detto no a un sistema di rapporti basato sulla sopraffazione del maschio sulla femmina… hanno detto no a tutti tabu e feticci che fanno da pilastro a queste arcaiche società”, scriveva Indro Montanelli sul caso.

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Tantissime le manifestazioni pubbliche e gli appelli della società civile per l’abrogazione dell’articolo 544 che concedeva scappatoie agli stupratori. Una lunga battaglia che arriva alla fine solo il 5 agosto del 1981, mentre è solo nel 1996 che lo stupro viene riconosciuto come reato contro la persona.
 
Le storie di altre donne coraggiose:

“Non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori”.

Dominella Trunfio

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