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Sepolte vive perché nate femmine. In alcuni villaggi indiani succede anche questo, dove milioni di neonate vengono uccise in modo barbaro per la sola colpa di appartenere al sesso sbagliato, perché il primogenito deve essere per forza maschio.

Nel mese di marzo, il New Indian Express parlava del ritrovamento di una neonata sepolta viva, grazie ad una studentessa del villaggio di Shyamsundarpur, nella città indiana di Jaipur, nello stato del Rajasthan.

I piedini della neonata che aveva ancora il cordone ombelicale spuntavano dal terreno, per fortuna era stata sepolta da pochissimo, per cui è riuscita a salvarsi per l’immediato soccorso del Centro di salute della comunità di Dharmasala.

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Cosa ci faceva una bambina nata da massimo quattro, cinque ore sottoterra? Il suo sarebbe stato l’ennesimo caso di feticidio femminile, dopo la scoperta che la neonata non era di sesso maschile, i genitori si sono sbarazzati di lei, una pratica molto diffusa nei villaggi indiani dove l'avere una figlia femmina è vista come una tragedia familiare.

Non è, dunque, un fatto isolato e per una neonata che si è salvata altre migliaia hanno trovato la morte soffocate, avvelenate o sepolte vive, secondo la massima dell’aborto selettivo, praticato in alcune zone rurali indiane.

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Mettere al mondo un bambino dovrebbe essere in tutte le parti del mondo una cosa straordinaria e il sesso del nascituro solo un dettaglio, purtroppo qui non è così perché quando le coppie scoprono di aspettare una femmina cercano di sbarazzarsi del feto in ogni modo e se non ci riescono, portano avanti la gravidanza per poi seppellirlo ancora vivo a poche ore dal parto.

Le bambine diventano così le ‘destinate alla fossa’, metodi indicibili e di una violenza inaudita per farle morire. Le pratiche utilizzate sono tante, una più crudele dell’altra, o sono avvelenate o soffocate o ancora affogate o costrette a mangiare sale, fino poi ad essere seppellite vive.

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Subentra anche la complicità dei medici che al parto certificano decessi naturali, dopo aver indotto alle bambine la polmonite o ancora aver contribuito alla morte per alcol.

Ma anche chi riesce a salvarsi, in quanto donna, non ha vita facile.

Esiste, infatti, anche la morte per dote. La futura sposa porta con sé la dote in denaro e altri beni materiali, ma se essa non viene considerata sufficiente, i futuri suoceri possono decidere di uccidere la nuora bruciandola viva,omicidi nascosti dietro ‘incidenti domestici’.

Può capitare poi che una madre che decida di tenere con sé la neonata venga ripudiata dal marito, isolata dalla famiglia e picchiata. Le destinate alla fossa di solito sono le primogenite, ma può capitare che lo stesso trattamento venga riservato anche ai figli successivi perché i maschi rimangono una preziosa risorsa.

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Il governo indiano si sta mobilitato in tal senso, cercando di porre fine a queste barbarie documentate in diversi report e al centro della campagna di sensibilizzazione Fifty Milion Missing (50 milioni che mancano all'appello) dell'attivista indiana Rita Banerji.

“Nello spazio di tre generazioni sono state 50 milioni le bambine sterminate per l'unica ragione di essere femmine. Un numero pari all'intera popolazione di Svezia, Austria, Belgio, Portogallo e Svizzera”, si legge sul sito della campagna.

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L’India ha poi adottato la misura di vietare lo screening prenatale per determinare il sesso di un bambino considerandolo un reato che prevede cinque anni di carcere, ma i risultati a Punjab, Haryana, Chandigarh e Delhi ancora purtroppo non si vedono.

La figlia femmina è un onere finanziario e basta, per questo nei villaggi più poveri non può trovare vita facile. Considerando poi la piaga delle spose bambine, i genitori preferiscono ricevere la dote e non prepararla per la figlia.

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Così milioni di neonate non saranno mai bambine, nè donne. Una strage silenziosa che affonda le sue radici in una società patriarcale, dove ci si arroga perfino il diritto di decidere chi deve sopravvivere e chi no.

Dominella Trunfio

Foto: INDRANIL MUKHERJEE/AFP/Getty Images

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