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In Scozia più di mezzo milione di cittadini vivono in condizione di estrema povertà. Per arginare il problema il governo sta pensando di introdurre il diritto al cibo tra le sue leggi.

La proposta è stata avanzata dall'Independent Working Group on Food Poverty, che da anni si occupa di trovare delle soluzioni concrete allo scarso accesso al cibo, da parte di tutta la popolazione.

Un problema di non facile risoluzione che attraverso misure e raccomandazioni, potrebbe però essere contenuto. Il gruppo ha proposto al governo scozzese di garantire, con il diritto al cibo, un accesso sicuro, di qualità e contenuto nei costi.

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Nello specifico, si chiede di implementare le politiche sociali, utilizzare meglio le risorse disponibili, introdurre un sistema di controllo della sicurezza in modo che nessuno, in un paese così prosperoso come la Scozia, dovrà avere a che fare con l’emergenza legata all’alimentazione.

"I tagli e le tasse hanno portato sempre più persone a sperimentare la crisi, aggravando il problema della fame. Noi vogliamo creare una soluzione sostenibile per affrontare il problema in Scozia e quindi vaglieremo una serie di ipotesi, tra cui anche il diritto al cibo, ha spiegato Angela Constance, ministro per la lotta alle disuguaglianze.

Secondo Constance:

“Questo vuol dire non soltanto dare alle persone la possibilità di accedere a cibo sano e fresco, ma anche condividere i pasti nelle comunità, sviluppare una serie di nuove capacità e cercare insieme una soluzione a lungo termine".

Obiettivo, dunque, è quello di rispondere a un bisogno della comunità emerso anche da uno studio sulla povertà, condotto dalla commissione di indagine governativa scozzese.  È chiaro che l’introduzione di un diritto al cibo non risolverebbe da solo il problema, ma potrebbe essere un buon inizio alla lotta contro l’indigenza.

“Il governo deve essere chiaro: nessuno dovrebbe affidarsi ai programmi di assistenza e carità per avere da mangiare in una nazione come la Scozia”, ha concluso il ministro.

Diritto all'acqua per tutti in Slovenia

Nel frattempo, la Slovenia ha modificato la propria costituzione per rendere l'accesso all'acqua potabile un diritto fondamentale per tutti i cittadini e 'non una merce di mercato'. È il primo Paese dell'Unione europea a includere il diritto all'acqua nella sua costituzione e a fermare la vendita dell'acqua in bottiglia. E pensare che, invece, in Italia, nonostande il referendum, l'acqua pubblica è di nuovo a rischio, con un nuovo regalo a chi vuole privatizzarla.


"Gli accordi commerciali ed i meccanismi di risoluzione delle controversie investitore-Stato possono limitare la capacità degli Stati di riprendere il controllo pubblico delle risorse idriche, quando gli investitori stranieri sono coinvolti, come è il caso della Slovenia. Per garantire il diritto all'acqua e il controllo su questa risorsa-chiave, i parlamenti europeo e sloven devono respingere il CETA quando si tratta di votarlo nei prossimi mesi ", ha detto David Sánchez, direttore di Food & Water Europe.

L'emendamento è un'iniziativa dei cittadini sloveni che ha raccolto 51.000 firme per proporre un emendamento costituzionale (2).

"Accogliamo con favore l'introduzione del diritto umano all'acqua nella costituzione slovena, come il grande risultato di un'iniziativa dei cittadini. Ora la società civile deve vigilare per garantire una gestione democratica e trasparente del ciclo idrico integrato, fondata sulla partecipazione dei cittadini e dei lavoratori "ha detto Jutta Schütz, speakperson al Movimento acqua europea.

Dominella Trunfio

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