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È Juan Manuel Santos, presidente della Colombia il premio Nobel per la Pace 2016 che gli è stato assegnato “per la sua determinazione nel mettere fine alla guerra civile nel paese che durava da più di 50 anni”.

Santos, presidente dall’agosto 2010 aveva raggiunto un accordo di pace con le Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia che poneva fine alla guerriglia che ha ucciso in mezzo secolo, oltre 220mila persone.

Classe ’51, giornalista ed economista, Santos è stato anche ministro della Difesa nel 2006 per poi assumere la guida della Colombia. Il premio, dicono da Oslo, va “simbolicamente anche a tutti quelli che nel suo Paese hanno lottato per far avanzare la pace".

Tra 376 candidati, di cui 228 persone e 148 organizzazioni ha vinto dunque. l’uomo che ha spezzato una spirale di violenza, il presidente che accoglie la notizia dicendosi “sopraffatto, grato e sorpreso”. "Il premio è estremamente importante per il futuro del processo di pace".

Nobel per la pace 2016, le motivazioni


“Per il duro lavoro svolto e gli sforzi risoluti nel portare la pace nel suo paese, nonostante l’accordo di pace sia stato bocciato in un referendum meno di una settimana fa”, ha spiegato il Comitato per il Nobel norvegese.

L’accordo di pace colombiano era stato firmato ufficialmente a Bogotà il 26 settembre 2016 tra Santos e il leader delle Farc, Rodrigo Londono Echeverri, ‘Timochenko’. Domenica 2 ottobre però, il trattato è stato rigettato da un referendum voluto dallo stesso presidente colombiano che di certo, non si aspettava la vittoria del No con il 51,3%.

“Anche se l’accordo di pace è stato respinto nel referendum, i negoziati hanno portato il sanguinoso conflitto in modo significativo più vicino a una soluzione pacifica”, ha continuato il Comitato.

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Un premio, dunque, che porterà con sé numerose polemiche visto l’esito critico del referendum che va ad annullare quattro anni di trattative.

“Il Comitato per il Nobel norvegese intende incoraggiare tutti coloro che si sforzano di raggiungere la pace, la riconciliazione e la giustizia in Colombia. Il presidente stesso ha messo in chiaro che continuerà a lavorare per la pace fino alla sua ultima giornata in ufficio. Auspichiamo che il premio gli dia la forza per riuscire in questo compito impegnativo. Inoltre, la speranza è che negli anni a venire il popolo colombiano raccolga i frutti del processo di pace e di riconciliazione in corso. Solo allora il paese sarà in grado di affrontare efficacemente le grandi sfide come la povertà, l’ingiustizia sociale e la criminalità legata alla droga”.

Santos, era stato inoltre artefice della liberazione di Ingrid Betancourt, che, parlando dell’assegnazione del Nobel al presidente, in diretta telefonica su I-Télé, ha aggiunto che anche le Farc lo avrebbero meritato. “Per la Colombia è un momento di speranza, di riflessione e di gioia.Sono molto molto contenta”.

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Accordo con Timochenko

Tra i papabili a Nobel erano spuntati anche i nomi di Papa Francesco, le nonne di Lesbo che avevano accolto e nutrito i migranti, i caschi bianchi siriani, le attiviste per i diritti umani come Svetlana Gannouchkina e donne come la yazida Nadia Murad, resa schiava dall'Isis e una volta liberata, ambasciatrice Onu.

Dominella Trunfio

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