resomator

Torniamo a parlare di morte, perché a quanto pare è una delle cose più insostenibili e non solo in senso metaforico. Anche dal punto di vista dell'ambiente, infatti, rappresenta un problema non da poco. Come fa notare anche il Guardian, nel Regno Unito muoiono ogni anno più di 600.000 persone, ma di queste solo una piccola percentuale sceglie una bara in legno certificato. Senza parlare della cremazione che, come abbiamo visto nel caso dell'India, non solo emette una grande quantità di emissioni di carbonio, ma anche di sostanze chimiche tossiche create dal processo di riscaldamento e dal vapore di mercurio nocivo che vengono generati dall'incenerimento delle otturazioni dentali. D’altro canto, la sepoltura occupa spazio e risorse, e può anche inquinare il terreno con la formaldeide.

 

Così se in India è arrivata in soccorso la pira ecosostenibile messa a punto da Mokshda, il biochimico scozzese Sandy Sullivan sta dedicando il suo tempo sulla Terra per trovare urgentemente di un'alternativa ‘anti-sepoltura’ che abbia lo stesso esito della cremazione. Nasce così Resomator, una camera sotto pressione che permette di liquefare, piuttosto che bruciare, il corpo, accelerandone, attraverso l'idrolisi, la decomposizione. In pratica il corpo viene immerso in una soluzione alcalina diluita e riscaldata rapidamente in modo che al massimo entro tre ore diventa cenere bianca.

Il Resomator ha così un'impatto ambientale quattro volte minore di quello di un processo tipico di cremazione, senza emissioni di diossina, né di mercurio. Una volta diventato cenere, poi, il defunto viene inserito in un cofanetto di trasferimento, riutilizzabile più volte.

ecofuneral

La società Britannica di cremazione ha modificato il suo statuto, durato 134 anni, per permettere che Resomation venga adottato, sebbene ancora stia attendendo l'approvazione definitiva dal Governo. “Una volta superato il fattore “ ick „ la gente sembra seguire il sistema„ dice Sullivan. “Si dovrebbe compiere questa scelta etica".

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Per i più tradizionalisti resta comunque la variante cimitero, ma rigorosamente ecosostenibile! cimitero-green per l’appunto!

Michela Silvestri

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