Campagna di Save the Children

Migranti e solidarietà. Con il motto “Le reti degli europei loro le hanno viste tutte”, Save the Children lancia una campagna di sensibilizzazione per chiedere all’Europa un minimo di solidarietà e accoglienza verso i bambini, approfittando delle risonanza mediatica degli Europei di calcio.

Il fischio di inizio degli Europei 2016 è previsto per stasera e proprio da oggi l’associazione diffonderà l’immagine che ritrae alcuni bambini profughi bloccati da una rete metallica, simbolo di quelle barriere che gli stati europei hanno messo su, preferendo di proteggersi e barricarsi dentro casa, piuttosto che salvare dei bambini i in fuga da guerre, violenza e povertà.

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Si pensi, infatti, che dal 2015 sono arrivati in Europa attraverso il mare più di 1,2 milioni di rifugiati tra cui più di 427mila bambini. Solo qui in Italia finora, nel 2016, sono arrivati più di 7mila minorenni non accompagnati. In Grecia, più di 8.400 persone, tra cui quasi 5mila bambini e donne, sono bloccate sulle isole di approdo con il timore di essere rinviate in Turchia per effetto dell’accordo con l’Unione Europea.

europei

“Ogni bambino o adolescente che giunge in Europa dovrebbe avere accesso ad un sistema organico di accoglienza e protezione condiviso da tutti paesi membri dell’Unione. I paesi europei, invece, sono chiusi nel proprio egoismo, affrontando il tema delle migrazioni e dell’asilo in modo frammentario - dichiara Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia -. Sono stati alzati muri e reticolati che hanno esposto proprio i più vulnerabili, che sono i bambini e soprattutto quelli non accompagnati, a gravi rischi di violenza o sfruttamento, bloccati per mesi in campi improvvisati con condizioni umanitarie inaccettabili, o addirittura rinchiusi in veri e propri centri di detenzione. Questo avviene sotto gli occhi di tutti, tradendo l’identità e la storia stessa dell’Europa, in violazione dei diritti di ogni essere umano e in particolare dei più piccoli, e del principio inderogabile di protezione e accoglienza per chi fugge da violenze o persecuzioni”.

E allora ben vengano questi Europei di calcio, ma soprattutto per una cosa: invogliare a dare un volto e una mano ai bambini rifugiati in viaggio verso l’Europa e considerarli bambini prima di tutto.

“In particolare devono ricevere un’accoglienza adeguata, assistenza medica e psico-sociale e avere pieno accesso alle informazioni circa il loro status giuridico nella loro lingua”, continua Neri.

L’occasione buona, questi Europei, perché i bimbi e altri gruppi vulnerabili abbiano la priorità nel quadro dei meccanismi di ricollocamento all’interno dell’Unione europea e perché quello dei minori migranti sia un viaggio sicuro verso l’Europa.

Germana Carillo

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