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Un gommone in classe per cercare di spiegare ai ragazzi il dramma che vivono i profughi che attraversano il mare.

Succede a Roma, dove in questi giorni il Cies onlus, il centro informazione e educazione allo sviluppo propone agli studenti delle scuole medie della Capitale, la mostra interattiva “Pianeta migrante”.

Attraverso il gioco di ruolo gli studenti vivono in prima persona il viaggio e l'arrivo in Italia di Ashid, giornalista somalo, costretto a fuggire per aver denunciato un traffico illecito di rifiuti, del giovane bengalese Mamud, rimasto vittima di un'alluvione e di Patricia che scappa dalla Nigeria. Tre personaggi diversi accomunati da un destino comune: vivere sulla propria pelle gli stravolgimenti che i cambiamenti climatici hanno causato nei loro paesi, abbandonare forzatamente la loro casa e ricominciare una vita nuova in un luogo lontano e talvolta ostile, si legge sulla pagina Facebook dell’associazione.

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Obiettivo, dunque, quello di far capire attraverso una simulazione tra i banchi di scuola, cosa si nasconde dietro a un estenuante viaggio su un gommone alla ricerca della pace e della libertà.

Il viaggio della speranza. Al buio, in silenzio, di sottofondo solo uno stereo che riproduce le onde del mare. Gli studenti bendati, a testa bassa vengono spinti dagli scafisti a salire sul gommone.

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La traversata inizia. Prima in fila e poi tutti ammassati in pochi metri. Un’esperienza forte per ragazzini tra gli undici e i tredici anni che vuole approdare in tutte le scuole italiane per umanizzare le tragedie, per non far cadere i nostri sguardi nell’indifferenza mediatica.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni l’Italia è al secondo posto dopo la Grecia per numero di profughi arrivati nel 2015. Circa 150mila persone sono approdate nel Belpaese mentre il paese ellenico ha toccato gli oltre 800mila. Cifre quattro volte superiori rispetto al 2014. Altrettanto allarmanti i dati sui morti e i dispersi in mare, oltre 3500.

“Pianeta Migranti” ripercorre il viaggio tormentato e l’arrivo – nei casi più fortunati – nel nuovo paese d’accoglienza. Ma la fortuna qui forse poco c’entra. Nella simulazione i profughi arrivano al porto, alcuni vengono riconosciuti come rifugiati e altri respinti. Per loro inizia lo sfruttamento. L’aguzzino entra in scena e i migranti finiscono nel circuito della prostituzione e del lavoro nero.

Un’iniziativa sicuramente forte per dei ragazzi così giovani, ma che aiuta a riflettere su quanto sia importante, in un momento storico così difficile, trovare delle politiche comunitarie efficaci che mirino in primo luogo a fermare il traffico illecito di esseri umani.

Dominella Trunfio

Foto: Repubblica

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