pilote royalBrunei

Un equipaggio tutto al femminile è atterrato nei giorno scorsi in Arabia Saudita, a Gedda. Qui ha fatto scalo il volo inaugurale in rosa. Non dovrebbe fare notizia e apparire come una cosa assolutamente normale, ma non è così visto che ancora oggi in alcuni paesi come questo, le donne devono fare i conti con numerose restrizioni.

Limiti per noi incomprensibili, come quello della guida. In Arabia Saudita infatti alle donne è proibito guidare. Una situazione che sta stretta a molte ragazze, che hanno portato avanti la loro protesta sui social network. La campagna Women2Drive ha quasi 18.000 likers su Facebook e chiede alle donne di condividere le loro foto mentre sono alla guida.

Per questo l'iniziativa della compagnia aerea Royal Brunei Airlines ha fatto il giro del mondo. In occasione del Brunei’s National Day che celebra l'indipendenza del paese, il capitano Sharifah Czarena Surainy, insieme ai primi ufficiali Sariana Nordin e Nadiah Khashiem hanno pilotato il Boeing 787 Dreamliner.

Nordin è stata il primo pilota donna del Brunei, e lavora per la Royal Brunei Airlines dal 2006. L'occasione è arrivata tre anni dopo che Sharifa Czarena Surainy è diventato il primo capitano femminile di un compagnia di bandiera nel sud-est asiatico.

Quella del pilota è visto dalla gente come un'occupazione maschileha detto Surainy. “Per una donna del Brunei, si tratta di un così grande successo e mostra davvero alle giovani generazioni e alle ragazze in particolare che qualsiasi cosa esse sognano, devono e possono realizzarla” aggiunge.

Eppure, nonostante i buoni propositi e il volo tutto al femminile, la situazione delle donne in Medio Oriente è ancora pesante.

Sarah Leah Whitson, a capo di Human Rights Watch per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha detto che nonostante le false promesse per cercare di porre fine alla sua assurde restrizioni sulle donne, le autorità saudite ancora le arrestano quando le incontrano al volante.

Una situazione che, nonostante gli sforzi e le proteste, non sembra aver portato gli esiti sperati.

Francesca Mancuso

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