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La profezia lanciata da Oxfam appena un anno fa sembra proprio essersi avverata, e con dodici mesi di anticipo: stando al nuovo rapporto della ONG, infatti, nel corso del 2015, l’1% della popolazione mondiale è diventato più ricco del restante 99%.

Il report An Economy for the 1%, pubblicato oggi, a pochi giorni dall’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos, l’appuntamento annuale che coinvolge le élite della finanza e della politica internazionale, mostra come la forbice tra ricchi e poveri si stia ampliando rapidamente, inasprendo le disuguaglianze e rendendo ancora più urgente l’adozione di misure per arginare la povertà a livello globale.

Secondo il rapporto, tra il 2010 e il 2015 chi era già ricco lo è diventato ancora di più: a riprova di tale trend, il report sottolinea che, nel 2010, 388 persone possedevano la medesima quantità di ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, mentre nel 2015 tale numero è sceso a 62. Un gruppo sparuto di persone, che potrebbe essere comodamente contenuto su un autobus, ha in mano la stessa ricchezza di ben 3,6 miliardi di individui.

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Secondo il rapporto Oxfam, che utilizza i dati raccolti da Forbes per stilare la classifica dei più ricchi del pianeta, i patrimoni dei 62 super-ricchi (tra i quali si contano solo 9 donne) sono cresciuti del 44% tra il 2010 e il 2015 e ammontano complessivamente a 1.760 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, le ricchezze in mano alla metà più povera del mondo si sono contratte del 41%, nonostante un incremento demografico di 400 milioni di individui.

“È semplicemente inaccettabile che la metà più povera della popolazione mondiale possieda quanto qualche dozzina di super-ricchi, così pochi che potrebbero stare tutti su un unico autobus.” – è il commento di Winnie Byanyima, Direttore esecutivo di Oxfam International, che sarà presente al WEF di Davos per il secondo anno consecutivo – “La preoccupazione dei leader mondiali nei confronti dell’aumento delle disuguaglianze finora non si è tradotta in azioni concrete: il mondo è diventato più disuguale e la tendenza è in accelerazione. Non possiamo continuare a permettere che centinaia di milioni di persone soffrano la fame mentre le risorse che potrebbero essere utilizzate per aiutarli vengono aspirati da quelli in alto.”
"Sfido i Governi, le imprese e le élite che si riuniranno a Davos a fare la loro parte per porre fine all'era dei paradisi fiscali, che alimentano la disuguaglianza economica e impediscono a centinaia di milioni di persone di uscire dalla povertà." - continua Byanyima - "Le multinazionali e le élite ricche stanno giocando con regole diverse rispetto agli altri, si rifiutano di pagare le tasse di cui la società ha bisogno per funzionare. Il fatto che 188 delle 201 aziende leader al mondo siano presenti in almeno un paradiso fiscale dimostra che è tempo di agire.”

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E in Italia? Il nostro Paese conferma il trend rilevato a livello globale: i dati sulla distribuzione nazionale di ricchezza del 2015 evidenziano come l'1% più ricco degli Italiani possieda il 23,4% della ricchezza nazionale netta, una quota pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero del Paese. Se si osserva il periodo che va 2000 al 2015, inoltre, si nota come l’incremento della ricchezza non si sia distribuito equamente: oltre la metà è andata a beneficio del 10% più ricco del Paese.

"L'elusione fiscale delle multinazionali ha un costo per i Paesi in via di sviluppo stimato in 100 miliardi di dollari all'anno, e ha un impatto importante anche nei paesi OCSE come l'Italia.” – ha commentato Roberto Barbieri, Direttore generale di Oxfam Italia - "Il Governo italiano può agire per porre fine all'era dei paradisi fiscali, sostenendo a livello nazionale e in Europa una serie di misure. Per le imprese multinazionali sono necessari maggiore trasparenza e approcci comuni da parte degli Stati. Sosteniamo quindi l'obbligo di rendicontazione pubblica in ogni paese in cui le multinazionali UE operano (country-by-country reporting), e un modello vincolante di tassazione unitaria nella UE, perché le tasse siano pagate laddove l'attività economica si svolge realmente. "

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Lisa Vagnozzi

Photo Credits: Oxfam

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