4. Dubai

Il paradiso di chi ama il lusso sfrenato. Hotel a 5 stelle, grattacieli, piscine a centinaia di metri da terra. In quella terra resa ricca dal petrolio. Siamo a Dubai. Ma allontaniamoci per un momento dal luossuosissimo Burj al Arab o dal Burj Khalifa, alla ricerca della Dubai povera. In questo angolo di paradiso artificiale non c'è solo ricchezza.

Lo raccontano le forti immagini scattate dal fotografo iraniano Farhad Berahman, un documentarista specializzato in documentari sociale, viaggi e fotografia editoriale nelle aree dell'Asia e del Medio Oriente. Il suo lavoro riguarda le persone, e in particolare, il modo in cui gli individui e le comunità interagiscono e sono influenzati dal loro ambiente.

La Dubai che il turista non conosce ha un altro nome. Si chiama Sonapur, il nome non ufficiale del campo di lavoro nella periferia di Dubai, situato lontano dal lusso, dai grattacieli svettanti e dalla grande ricchezza che caratterizza la città degli Emirati Arabi Uniti.

Qui lavorano gli emigrati dell'Asia meridionale che si recano a Dubai nella speranza di costruire un futuro per le loro famiglie. La capitale della ricchezza però offre loro solo squallore, salari bassi e lavoro massacrante in un caldo soffocante. Condizioni ai limiti della schiavitù.

Il fotografo ha colto sprazzi di povere vite, impegnate in lavori pesanti. La foto che segue mostra una grande cucina sporca del campo Sonapur dove in molti di loro vivono.

5. Dubai

Molti lavoratori perdono i diritti una volta messo piede negli Emirati, i loro passaporti vengono sequestrati in aeroporto e sono costretti a lavorare. Una scelta quasi obbligata per chi non vede altra alternativa. Il campo di Sonapur ospita oggi 150.000 lavoratori, per lo più provenienti da India, Pakistan, Bangladesh e Cina.

Le immagini di Farhad Berahman parlano da sole e mostrano la miseria, la sporcizia e ogni tanto qualche sorriso:

14. Dubai

Ecco le altre immagini scattate dal fotografo:

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Questa comunità di lavoratori migranti è diventata una vergogna per l'elite di Dubai. Quindi, la loro comunità è stata ghettizzata, lontano dal centro città, il più possibile. Una vergogna, di cui sono coscienti, complici e responsabili.

Francesca Mancuso

Foto: Facebook e Berahman

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