burkina-post-1Tralasciando il giudizio di valore che ognuno ha sull'argomento, il "Reality-Show" è stato - e continua ad essere, visti i più recenti dati di ascolto - un format che ha segnato un'epoca televisiva. Lo spiare, il guardare o, semplicemente, l'osservare la quotidianità di una persona (famosa o meno) è - senza falsi moralismi - qualcosa che, anche se non piace, sicuramente stuzzica.

Se ne sono viste di tutti i colori: pizzaioli semianalfabeti sbagliare congiuntivi, meteore della pop music anni '80 dirompersi in pianti lancinanti, effusioni amorose dei concorrenti sotto le coperte, sperando ingenuamente di stare lontani dagli occhi indiscreti delle telecamere, urla isteriche tra (presunte) prime donne e perfino ballerini ossigenati fare appello alle proprie amate pregandole di venire a salvarli. Uno spettacolo, di dubbio gusto o no, ma comunque uno spettacolo.

E se questo spettacolo, invece che giocare sulla superficialità e sull'apparenza, si rendesse protagonista e promuovesse un causa nobile e giusta? Sarebbe sicuramente ancor più avvincente. È con qusti presupposti che nasce "Sambiiga - Altro Fratello", il primo reality show responsabile. Promosso da T-ERRE, in collaborazione con Mani Tese, L'Altro Fratello non vuole essere semplicemente un contenitore per l'intrattenimento mediatico, ma soprattuto un progetto di comunicazione integrata finalizzato a sensibilizzare e portare a conoscenza di una vasta audiance la realtà africana del Burkina Faso con l'obiettivo ultimo di spingere ad una riflessione sul turismo inteso come viaggio responsabile, di ampliamento del sapere.

Così mentre in questi giorni nella Casa del Grande Fratello gli occhi sono tutti puntati sulle varie coppie che nascono o "scoppiano", i 15 concorrenti, tutte persone comuni di diversa estrazione sociale, età e lavoro sono partite il 24 dicembre e per 3 settimane fino al 12 gennaio gireranno in lungo e in largo lo Stato africano. Un viaggio che non avrà l'obiettivo esclusivo della conoscenza territoriale e culturale del Burkina Faso, ma anche quella di viaggio interiore, capace di far uscire dalle proprie abitudini i partecipanti, mettendoli a nudo e allontanandoli dai loro pregiudizi.

È proprio il nome scelto per il programma sembra racchiudere perfettamente le proprie finalità. Sambiiga è infatti un'espressione della lingua moorè, parlata dai mossi del Burkina Faso. Letteralmente significa "il figlio di mio padre", cioè "fratello", non tanto però come fratello di sangue, membro ristretto della propria famiglia, quanto piuttosto come "Fratello" in senso più ampio, con riferimento alla fraternità umana universale.

Sambiiga ha, oltretutto, trovato appoggio da diverse importanti realtà del terzo settore come Cem Mondialità, la Fondazione Culturale Responsabilità Etica, ChiAma l'Africa e di alcuni media-partner come AfriRadio, LifeGate, Radio2 RAI e il social network ZOES che si occuperanno della diffusione multimediale dell'evento. È stato predisposto anche un blog, la vera voce ufficiale del progetto, in grado di renderlo un continuo work in progress con gli utenti della rete. "In questo modo porteremo la rete nella versione più moderna, il 2.0, nel secondo paese più povero al mondo dove comunicare ha il sapore delle storie raccontate attorno al fuoco", spiegano gli organizzatori.

A questo punto non vi resta che preferire, per una volta, alle varie Ventura, Perego o Marcuzzi di turno un "Altro Fratello", che magari non sarà grande come il più noto e inflazionato ma è sicuramente più nobile e vero. Sambiiga: benvenuto in famiglia!

Alessandro Ribaldi


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