Questi bellissimi papaveri sono stati attributi ufficialmente a Van Gogh

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Ora è ufficiale: questi bellissimi papaveri in vaso sono di Vincent Van Gogh! Il dipinto del 1886, conservato presso il Wadsworth Atheneum di Hartford, è stato appena riconosciuto ufficialmente come un Van Gogh dai ricercatori del Van Gogh Museum di Amsterdam.

L’opera è nella collezione del museo del Connecticut dal 1957. È stata esaminata con tecniche moderne e digitali che ne hanno rivelato l‘autenticità, che era stata messa in discussione nel 1990 dallo storico dell’arte e dall’esperto di Van Gogh, Walter Feilchenfeldt.

Lo studioso aveva sollevato preoccupazioni su molti presunti Van Gogh in tutto il mondo, compreso il “vaso con papaveri”. Così per quasi 30 anni il capolavoro è rimasto nascosto in un magazzino.

Molti anni dopo, grazie ai progressi della tecnologia e sulla conoscenza di Van Gogh, il museo ha deciso di rivisitare la domanda. E… sorpresa!

papaveri dentro

Dopo averne analizzato la pittura, i materiali e lo stile, si è potuto concludere che si tratta effettivamente di un dipinto realizzato da Van Gogh.

L’opera d’arte, in effetti, si adatta stilisticamente ad altri dipinti floreali realizzati poco dopo il suo arrivo a Parigi.

“Vaso con papaveri” tornerà così in mostra già a partire dal 26 aprile.

Il ritratto nascosto

La tela nasconde un’immagine nascosta sotto la natura morta.

Se si ruota di 180 gradi, infatti è possibile osservare il ritratto di un uomo di profilo.

tulipani van gogh

“Hai sentito? Il “vaso con papaveri” di wadsworth, Vincent Van Gogh, 1886 è autenticato”, esulta il museo sui social.

Dopo 30 anni, è ora di tirare fuori questo capolavoro dal magazzino e donare un altro Van Gogh al mondo!

Roberta Ragni

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Caporedattore di greenMe. Dopo una laurea e un master in traduzione, diventa giornalista ambientale. Ha vinto il premio giornalistico “Lidia Giordani”, autrice di “Mettici lo zampino. Tanti progetti fai da te per rendere felici i tuoi amici a 4 zampe” edito per Gribaudo - Feltrinelli Editore nel 2015.
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