“C’è chi dice no” di Vasco Rossi compie 33 anni e oggi è attuale più che mai

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Il 19 marzo non è una data qualunque, ma non soltanto perché è la festa del papà. Esattamente trentatré anni fa, in data odierna, Vasco Rossi ha dato alla luce il suo ottavo disco di inediti, un album che va considerato una pietra miliare per la storia del cantautorato rock italiano: C’è chi dice no. Con questo progetto discografico, Vasco ha ottenuto il consenso della critica e la sua penna, ancora una volta incisiva, diretta e prorompente, ha conquistato definitivamente il pubblico: il disco, infatti, conta oltre un milione di copie vendute.

“C’è chi dice no” ancora oggi: un disco senza tempo

Era il 19 marzo 1987 e Vasco Rossi, a dieci anni dal suo esordio, avvenuto nel 1977 con il suo primo 45 giri, a cinque dalla sua prima partecipazione a Sanremo con Vado al massimo e a quattro da Vita spericolata, che al Festival si classificò al penultimo posto, pubblicava C’è chi dice no, un album da record, rimasto in cima alle classifiche di vendita per dodici settimane. Ma, soprattutto, un disco necessario, ispirato, sfaccettato, fatto di ribellione e romanticismo. Otto i brani che compongono il progetto, capaci di spaziare da un rock irriverente (Lunedì) a uno decisamente più sognante (Vivere una favola).

C’è ancora una volta uno sguardo al mondo delle donne: la protagonista di Brava Giulia è una ragazza molto diversa da quella raccontata in Albachiara, Toffee o Jenny, non è la fragile Sally, nemmeno Laura, che fa i conti con un figlio in arrivo, o Gabri con i suoi sedici anni; Giulia è una donna caparbia, risoluta, pronta a prendersi il destino che ha scelto per sé.

E poi c’è la title-track, C’è chi dice no, un brano duro, asciutto, che non si perde in inutili sentimentalismi: fotografa la realtà, la racconta così com’è e – a distanza di trentatré anni – è più che mai attuale. Il brano parla della frenesia, della superficialità, del qualunquismo di chi ha perso aderenza con la realtà e vive distrattamente nell’ipocrisia, nel bigottismo, nella paura di scoprire una realtà diversa da come sembra. Vasco, però, sa bene da che parte stare: lui è un oppositore convinto e combatte con un pezzo che è un duro inno alla ribellione, contro i luoghi comuni e le omologazioni. Contro, soprattutto, chi ha paura di affrontare se stesso e il mondo che lo ricorda.

Un brano lucido, consapevole, maturo, che – a distanza di tanti anni e generazioni – suona ancora profondamente attuale e necessario. Un brano che oggi, in un momento di grande difficoltà per tutti noi, costretti a stare in casa a causa della pericolosa diffusione del Coronavirus, è un invito a non restare inermi, a dire di no all’apatia, alla sottomissione al dolore, alla paura che rischia di diventare paralizzante. C’è chi dice no, in un momento storico come questo, è un grido salvifico, un motto che ci sprona a non diventare complici di questo silenzio assordante. Anzi, è il contrario del silenzio, un canto corale che ci aiuta a sentirci meno soli.

Testo

Il testo di  Vasco Rossi, su musica di Maurizio Solieri, non lascia spazio a interpretazioni e suggestioni diverse: da una parte c’è chi sceglie di essere vento, dall’altra chi s’accontenta di essere bandiera. Nel mezzo, una realtà che ci spinge a non combattere, a lasciarci travolgere dalle onde, a non opporre resistenza.

C’è qualcosa che non va
In questo cielo
C’è qualcuno
Che non sa
Più che ore sono
C’è chi dice qua
C’è chi dice là
Io non mi muovo
C’è chi dice là
C’è chi dice qua
Io non ci sono
Tanta gente è convinta che ci sia nell’aldilà
Qualche cosa, chissà
Quanta gente comunque ci sarà
Che si accontenterà
C’è qualcuno
Che non sa
Più cos’è un uomo
C’è qualcuno
Che non ha
Rispetto per nessuno
C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io non ci sono
C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io non mi muovo
Tanta gente è convinta che ci sia nell’aldilà
Chissà cosa e chissà
Quanta gente comunque ci sarà
Che si accontenterà
C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io non mi muovo
C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io non ci sono
C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io non ci credo
C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io sono un uomo
(C’è chi dice no, c’è chi dice no
C’è chi dice no, c’è chi dice no
Io non mi muovo)
(C’è chi dice no, c’è chi dice no
C’è chi dice no, c’è chi dice no)
(C’è chi dice no, c’è chi dice no
C’è chi dice no, c’è chi dice no
Io non ci sono)
(C’è chi dice no
C’è chi dice no
Io non mi muovo)
(C’è chi dice no, c’è chi dice no
C’è chi dice no, c’è chi dice no)

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Basilio Petruzza ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza. È uno scrittore e blogger, ha pubblicato due romanzi e ha un blog.
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