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Le pietre di Stonehenge provengono da un monumento del Galles? Lo studio che dimostra come sarebbero state “traslocate”

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Stonehenge non è stato sempre dove è ora? Ebbene, un nuovo studio dell’Università di Cambridge suggerisce che le pietre che affascinano da secoli potrebbero essere state “traslocate” dal Galles.

Siamo intorno al 3200 a.C., i contadini dell’età della pietra delle Preseli Hills nell’attuale Galles costruiscono un grande monumento, scolpendo colonne di dolerite, detta anche pietra blu, da una cava vicina, quindi le sistemano in posizione verticale a formare un grande cerchio allineato con il Sole.

Diversi secoli dopo, per motivi ignoti, i loro discendenti abbattono molte delle pietre giganti e le trasportano per 200 chilometri fino alla pianura di Salisbury, dove danno vita a quello che è ancora uno dei monumenti in pietra preistorici più iconici al mondo: Stonehenge.

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Già la scorsa estate, a luglio, gli scienziati dell’Università di Brighton avevano iniziato a scardinare l’idea che Stonehenge fosse sempre stata lì, sostenendo che la maggior parte delle grandi pietre che compongono il cerchio sarsen principale e il ferro di cavallo interno del monumento provenissero da West Woods, ai margini del Marlborough Downs, nel Wiltshire, un sito situato a circa circa 24 km in direzione nord.

Ma forse il “trasloco” è partito da molto più lontano.

stonehenge trasloco pietre blu galles

©Antiquity

La datazione al radiocarbonio ha mostrato infatti uno sconcertante intervallo di diversi secoli tra l’attività nelle cave di pietra blu e la prima costruzione a Stonehenge. I ricercatori si sono chiesti dunque se le distintive pietre blu, alte da 2 a 3 metri, fossero state usate per costruire prima altri cerchi di pietre, per poi trasferirsi a Stonehenge in seguito.

Chiaramente non ci sono voluti 200 anni per spostarli – spiega a Sciencemag Joshua Pollard, coautore del lavoro. Sembra più probabile che si siano smantellati i monumenti esistenti”.

La ricerca è almeno decennale: negli ultimi dieci anni, infatti, i ricercatori hanno cercato strutture rituali nella regione di Preseli Hills, nell’attuale Galles, che avrebbero potuto fornire le pietre e il progetto per Stonehenge. Nel 2017 e nel 2018, poi, hanno scavato parti di un antico monumento chiamato Waun Mawn, dove una manciata di pietre blu rovesciate simili a quelle di Stonehenge formano un cerchio parziale.

Gli scavi hanno rivelato altre cavità dove un tempo si trovavano altre pietre e, collegando i punti tra queste e le pietre blu rovesciate a Waun Mawn, i ricercatori hanno abbozzato un cerchio di 110 metri di diametro, le stesse dimensioni del fossato di terra esterno che faceva parte del layout originale di Stonehenge e che, come questo, presenta l’ingresso del cerchio orientato verso l’alba nel solstizio d’estate.

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Il team di Parker Pearson ha quindi cercato di ricavare l’ultima volta che i sedimenti all’interno delle cavità a Waun Mawn erano stati esposti alla luce, utilizzando una tecnica a luminescenza, datando poi al carbonio-14 il carbone rinvenuto all’interno: le stime indicano che le pietre mancanti potrebbero essere state erette tra il 3400 e il 3200 a.C., poi rimosse circa 300-400 anni dopo, proprio nel periodo in cui iniziò la prima costruzione a Stonehenge.

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I ricercatori affermano che lo smantellamento di Waun Mawn e l’ascesa di Stonehenge potrebbero aver fatto parte di una più ampia migrazione dalle colline Preseli alla pianura di Salisbury. I resti umani e animali trovati infatti a Stonehenge hanno firme chimiche che suggeriscono come i loro primi anni fossero trascorsi sulla costa gallese.

I migranti dal Galles potrebbero aver trasferito le pietre come un modo per rimanere simbolicamente collegati al loro passato o per rivendicare una nuova regione presso le autorità locali dell’epoca.

“Hanno portato simboli ancestrali come atto di unificazione” sostiene Parker Pearson, primo autore dell’affascinante ricerca.

Stonehenge resta per molti versi ancora un mistero, anche se gli studi si susseguono. Ma il suo fascino resta sempre alto nel cuore di tutti noi.

Il lavoro è stato pubblicato su Antiquity.

Fonti di riferimento: Sciencemag / Antiquity / CNN

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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