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I lati oscuri della pesca: esce oggi su Netflix il documentario che fa tremare l’industria ittica

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Sarà disponibile da oggi “Seaspiracy” su Netflix. Il nuovo documentario, che mostra le conseguenze nefaste dell’impatto dell’uomo sugli ecosistemi degli oceani, sarà infatti disponibile sulla celebre piattaforma di streaming a partire dal  24 marzo. A realizzare il lungometraggio il regista Ali Tabrizi, appassionato al mondo marino e già noto per il documentario “Vegan”, uscito nel 2018.

“Seaspiracy” è frutto di anni di ricerche e inchieste, condotte – senza non pochi rischi – dal Tabrizi insieme al produttore esecutivo Kip Andersen (noto principalmente per il documentario “Cowspiracy”) su un sistema di corruzione globale e sullo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali, che arreca numerosi danni alle specie marine e all’ambiente. I due non hanno fatto sconti a nessuno, facendo emergere i lati oscuri della pesca intensiva e non solo. 

“Questo film trasformerà radicalmente il nostro modo di pensare e agire sulla conservazione dell’oceano per sempre.” – spiegano gli autori di “Seaspiracy” – È giunto il momento di concentrare le nostre preoccupazioni ecologiche ed etiche sui nostri mari e sui suoi abitanti.”

Se nel 2014 il documentario “Cowspiracy” ha mostrato i lati oscuri degli allevamenti intensivi, il nuovo lungometraggio Netflix fa tremare il mondo dell’industria ittica. Mancano soltanto due giorni all’uscita di Seaspiracy sulla piattaforma di streaming, ma è già polemica. Sul documentario è intervenuto il National Fisheries Institute (NFI), che ha scritto a Netflix criticando aspramente il documentario

“Un vegano? A ognuno il suo. Ma quando produci un pezzo di propaganda vegana di novanta minuti e lo definisci un ‘documentario’ è falso” ha dichiarato il presidente della NFI John Connelly. NFI ha addirittura suggerito a Netflix di creare una nuova categoria di contenuti “di propaganda”, basati su menzogne, esagerazioni e teorie del complotto. 

Ma “Seaspiracy” è stato concepito innanzitutto per stimolare una maggiore presa di coscienza, da parte dei singoli cittadini ma anche delle istituzioni, sulla distruzione degli habitat degli oceani. Solo invertendo la rotta si può tentare di fermare il declino della biodiversità oceanica, che rischia di scomparire per sempre a causa dell’uomo.

Fonte: Netflix/Facebook

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Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo all'Università La Sapienza, ha collaborato con Le guide di Repubblica e con alcune testate siciliane. Per la rivista Sicilia e Donna si è occupata principalmente di cultura e interviste. Appassionata da sempre al mondo del benessere e del bio, dal 2020 scrive per GreenMe
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