Trovati reperti di epoca romana nelle acque dell’isola di Pianosa: straordinaria scoperta archeologica grazie a un robot

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Anfore, marmi e laterizi, tutti di epoca romana. È il tesoro nascosto a 640 metri di profondità nelle acque dell’isola di Pianosa, nel meraviglioso Arcipelago Toscano, tornato alla luce grazie al sapiente lavoro di un robot sottomarino.

“Lui” è  Multipluto-2 ed è un ROV, un Remotely Operated Vehicle che ha il merito di aver svelato quel piccolo tesoro perfettamente conservato in una fossa negli abissi a -31°.

Un carico che si fa risalire al II o al I secolo a.C., individuato a un’operazione che ha visto la collaborazione del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari e di Guido Gay, ingegnere titolare della Fondazione Azionemare e produttore e pilota in remoto di robot sottomarini che esplorano relitti in profondità.

Le migliaia di fotogrammi catturate dal robot mostrano nel dettaglio un grande numero di reperti ben conservati probabilmente da attribuire a un trasporto romano.

rov

©ROV

Già in agosto scorso, il ROV abissale Multipluto si era immerso sul relitto Dae37 a poche miglia a Nord Ovest dell’isola della Gorgona, a 280 m di profondità, per filmare quello che fu il carico di marmi trasportato da una nave romana.

Allora le immagini riprese dal Multiputo mostrarono chiaramente i blocchi squadrati di marmo, forse provenienti dalle cave di Carrara, e in particolare un grande blocco sbozzato lungo 8 m, largo 3,5, alto più di 2 dal peso di oltre 100 tonnellate.

Le anfore, sbarcate a Capraia per le operazioni di dissalazione e conservazione, indicano che si trattava di una nave di epoca repubblicana (II sec a.C. – I sec a.C.) che proveniva presumibilmente dal porto di Luni ed era diretta a Roma.

Fonti: Focus / Azionemare

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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