La gentile arte svedese delle pulizie della morte: 3 consigli da Margareta Magnusson

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Abbiamo tante cose e spesso non sappiamo nemmeno dove metterle. Ma servono veramente tutte? In Svezia insegnano a come liberarci delle cose inutili e a vivere l’arte del minimalismo. Chiamano quest’arte ‘La pulizia della morte’, con un occhio a chi verrà dopo di noi. Come previsto, è uscito il libro di Margareta Magnusson che ci invita a vivere solo con il necessario.

Un nome un po’ tetro forse, ma che ci insegna a pensare anche a chi resterà dopo la nostra morte e che magari dovrà sobbarcarsi il peso (nonchè il dolore) di liberarsi di cose che erano, probabilmente, inutili anche per noi. Iniziamo quindi presto a fare la ‘Pulizia della morte’, per vivere meglio noi e lasciar vivere meglio i nostri figli e nipoti.

Nel suo libro ‘The Gentle Art of Swedish Death Cleaning: How to Free Yourself and Your Family from a Lifetime of Clutter‘ (‘La gentile arte svedese della pulizia della morte: Come liberare noi stessi e la nostra famiglia da una vita di disordine‘) l’artista Margareta Magnusson invita tutti ad abbracciare il minimalismo, ovvero la saggezza di vivere realmente con il necessario.

Ma non esiste un momento in cui iniziare a fare pulizia. Il vivere solo con il (nostro) necessario è un’arte che si fa piano piano, nel corso della vita. Il termine svedese ‘dostadning‘ non si riferisce infatti ad una pulizia frettolosa e concentrata, ma costante e prolungata nel corso della vita. É uno stile di vita a tutti gli effetti.

L’autrice fornisce consigli sui beni di cui disfarsi più facilmente (vestiti mai indossati, regali indesiderati, stoviglie che non si useranno mai) e su quello che invece potremmo avere il piacere di conservare (fotografie, lettere d’amore, ricordi dei figli piccoli). La parola chiave è “lasciar andare”, ma con divertimento e serenità.

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Ma come attuare questo piano? Finalmente possiamo saperlo. Ecco i suoi consigli :

1) Parlarne sempre

Dire agli altri quello che facciamo ci rende responsabili delle nostre azioni, non solo di fronte a noi stessi. Dare voce a qualcosa, in un certo senso, lo rende più vero e realizzabile.

2) Non averne paura

Dire la ‘Pulizia della morte’ non significa pensare alla morte come a qualcosa in procinto di arrivare. “La pulizia della morte non è la storia della morte e della sua lenta, disgraziata inevitabilità, ma piuttosto la storia della vita, della tua vita, dei bei ricordi e di quelli cattivi” scrive la Magnusson.

3) Premiarsi per le attività svolte

Dopo una “sessione di pulizia” è bene dedicarsi ad attività che ci rendono felici, come uscire a fare passeggiate, mangiare un pasto piacevole, andare a vedere un film. Perché fare la pulizia delle morte è vita. Forse però, potremmo evitare lo shopping?

Per altre informazioni sull’arte di liberarci delle cose inutili leggi anche:

Provare per credere.

Roberta De Carolis

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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