Premio Pulitzer 2020: assegnato per la prima volta a un reportage dedicato ai cambiamenti climatici

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Clima da Pulitzer!  Il 2020 è l’anno in cui per la prima volta un premio Pulitzer viene assegnato a un reportage sulle conseguenze della crisi climatica.

2°C: Beyond the Limit”, 2 gradi: oltre il limite, per indicare quella soglia oltre la quale la temperatura è ritenuta cruciale per il surriscaldamento del pianeta. È il titolo della serie di reportage del Washington Post grazie al quale lo staff si è aggiudicato il Pulitzer 2020 nella categoria Explanatory Reporting. È la prima volta che un’inchiesta sulla crisi climatica vince la principale onorificenza mondiale in ambito giornalistico.

La Columbia University ha assegnato i premi in videoconferenza: l’annuncio è stato infatti dato online dall’amministratrice del Pulitzer, Dana Canedy, che ha fatto riferimento ai “tempi difficili” dettati da un’emergenza sanitaria senza precedenti e a come il giornalismo resti importante insieme all’arte per “sostenere, unire e ispirare in tempi d’incertezza e paura”.

I premi Pulitzer per il giornalismo sono stati assegnati per la prima volta nel 1917, grazie a un lascito dell’editore Joseph Pulitzer alla Columbia University. In genere, ad essere premiati sono servizi dedicati a problematiche socioeconomiche o politiche, o reportage su discriminazioni, stragi, scandali sessuali o guerre.

Solo nell’ultimo decennio le tematiche ambientali sono state riconosciute indirettamente attraverso servizi su alluvioni, siccità, frane o devastanti incendi nel mondo, oppure grazie a inchieste come quella sui rischi del DilBit (premio National Reporting del 2013 a InsideClimate News) o al racconto di Kathryn Schulz per il New Yorker dedicato alla rottura della linea di faglia di Cascadia (premio Feature Writing 2016).

Finora, insomma, il riconoscimento non era stato però assegnato a un lavoro centrato sui cambiamenti climatici.

“2°C: Beyond the Limit”, il primo Premio Pulitzer per l’ambiente

“2°C: Beyond the Limit” ha vinto nella categoria Explanatory reporting  “per gli articoli che hanno mostrato con chiarezza scientifica i tragici effetti dell’aumento delle temperature sul pianeta”.

pulitzer prizes

©Pulitzer Prizes

I pezzi hanno avuto l’obiettivo di mostrare come il riscaldamento estremo sia già realtà in molti punti della Terra: giornalisti e fotografi del Post hanno realizzato ben 12 reportage in altrettante aree in cui è già stata superata la soglia di +2 gradi centigradi, temperatura ritenuta cruciale per il surriscaldamento della Terra.

La serie del Washington Post sui cambiamenti climatici ha preso il via grazie alle analisi del  reporter specializzato in temi ambientali Chris Mooney che, analizzando oltre un secolo di dati scientifici mondiali, ha notato come il clima si stesse riscaldando, in molti punti della Terra, a una velocità doppia rispetto a quella prevista.

Si tratta dell’aumento di 2 gradi centigradi, fissato da molti scienziati come limite massimo per evitare conseguenze catastrofiche.

L’idea degli interessanti reportage è stata sviluppata con la redattrice ambientale del Post, Trish Wilson fino a coinvolgere in tutto una squadra di 53 persone tra giornalisti, fotografi, analisti, grafici e designer. Il progetto ha incluso anche uno strumento online, che permetteva ai lettori di navigare tra i dati sull’aumento delle temperature negli ultimi 120 anni.

Oltre a “2°C”, quest’anno anche un altro reportage finalista era dedicato al tema, con la copertura dell’innalzamento del livello del mare in California sostenuta al Los Angeles Times da Rosanna Xia, Swetha Kannan e Terry Castleman.

Fonte: Pulitzer Prizes

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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