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I portafortuna nel mondo: origini, curiosità e significati simbolici dall’Africa al Giappone

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Attraggono la fortuna e allontanano la negatività. Risalgono alla notte dei tempi e ogni popolo ne ha una propria versione. Occhi, corna, gatti e scarabei. Si appendono in casa o in auto, si portano in tasca o si indossano. Aiutano a credere in un futuro migliore, a tenere a bada il destino, a sentirsi protetti. Sono i portafortuna.

Solo superstizioni? A quanto pare no. Lo hanno dimostrato alcuni ricercatori esaminando gli effetti delle pratiche superstiziose sulle persone che vi ricorrono. Chi durante gli esperimenti si era affidato ai portafortuna si è dimostrato mediamente migliore nello svolgimento di determinate attività, dal golf ai giochi di memoria. Secondo i ricercatori l’utilizzo di portafortuna aumenterebbe infatti il livello di fiducia in se stessi, influenzando di conseguenza le prestazioni.

A simili conclusioni è giunto lo studio di Eric Hamerman e Carey Morewedge, secondo i quali utilizzare amuleti o rimedi simili aumenta – la fiducia delle persone nella loro possibilità di raggiungere degli obiettivi – influenzando positivamente le prestazioni. Anche lo scrittore e filosofo Amadeus Voldben, nel libro “Le influenze negative“, afferma – che non si può negare in senso assoluto l’efficacia di certi amuleti e di alcuni talismani – dato che rispondono a fondamentali bisogni di sicurezza e difesa dell’uomo.

Al di là della loro effettiva o presunta efficacia e degli effetti psicologici annessi, i portafortuna rimangono pur sempre un’importante testimonianza culturale, resa ancor più interessante dal fatto che sono diffusi fin dall’antichità in tutto il mondo. 

Le origini dei portafortuna

Venivano usati in Mesopotamia fin dal periodo preistorico anche se la massima fioritura, secondo quanto riporta la Treccani, risale al periodo cassita (XVI-XII secolo a. C.) e a quello neo-assiro (XII-VII sec. a. C.). A quel tempo gli amuleti portafortuna erano spesso pietre cui venivano attribuite delle qualità particolari. Quelle di colore verde, come le agate e le onici somiglianti ad occhi umani, allontanavano il malocchio. Ve ne erano anche di incise con motivi che riproducevano alberi, barche e a volte figure umane. Anche le corna taurine avevano valore apotropaico così come gli amuleti in oro che riportavano simboli divini. 

Di amuleti portafortuna, da non confondere con i talismani che più che difendere dal male esercitano – un’influenza straordinaria – sui fatti e sulle persone, se ne trova traccia anche nell’Antico Egitto. Ne sono un esempio i “bumerang” di avorio, le statuette di divinità, i famosi scarabei, i poggiatesta, le dita e gli occhi di Horus, e ancora cuori, rane, immagini di scettri.

Anche nel mondo greco e romano si riteneva che gli amuleti proteggessero dalle malattie e dai malefici. E dall’Oriente ne arrivano moltissimi, sotto forma di pietre preziose, gioielli, ornamenti, collane, bracciali, orecchini. Ma anche a forma di teste di animali come il leone, il lupo, il cavallo e l’asino. O ancora rappresentazioni di genitali maschili e femminili, immagini di satiri e sileni rappresentate sui muri e sulle porte. 

I portafortuna nel mondo

Ovunque nel mondo è facile imbattersi in curiosi portafortuna. Dai gris-gris africani al ferro di cavallo, dai cornetti rossi al Nazar Boncuğu, gli amuleti strizzano l’occhio ad ogni angolo. 

Ferro di cavallo

Uno dei portafortuna più comuni è il ferro di cavallo, solitamente appeso alla porta con le estremità verso l’alto onde evitare l’indesiderato effetto opposto. L’origine sembrerebbe legata alla leggenda di Saint Dunstan, fabbro che inchiodò un ferro di cavallo allo zoccolo del diavolo anziché ferrare il suo cavallo. Il diavolo dovette promettere, prima di essere liberato, che non sarebbe più entrato in nessun luogo protetto da un ferro di cavallo appeso alla porta.

Secondo altre versioni il ferro di cavallo era considerato fortunato per via della somiglianza con l’apparato genitale femminile, tentazione che distraeva il maligno. Ma c’è anche da considerare che presso molte culture i fabbri erano considerati fortunati poiché lavoravano con il fuoco e con il ferro, entrambi ritenuti magici. 

Jin Chan o Chan Chuy

portafortuna

©123rf/oskanov

Portafortuna cinese, la cosiddetta Rana dei soldi o Rospo dei soldi secondo il Feng Shui attira fortuna e prosperità se tenuta in casa con una moneta in bocca. Quali sono le sue origini? Alcune leggende affermano che il rospo vivesse sulla luna con Liu Hai, il dio delle monete, e fu qui che imparò a produrle direttamente dalla sua bocca. Secondo altre storie fu Jin Chan, avida moglie di uno degli Otto Immortali, a essere tramutata in rospo dopo che rubò le Pesche dell’Immortalità.

Scarabeo egiziano

Per gli Antichi Egizi lo scarabeo era sacro in quanto simbolo di resurrezione e di trasformazione. Lo scarabeo “stercorario” difatti conserva e deposita le uova in palline di sterco, facendole rotolare davanti a sé. Da qui l’idea che potesse rigenerarsi dallo sterco. Senza contare la somiglianza tra il nome egizio dell’insetto, Kheperer, e il dio Khepri, il Sole. 

Nazar Boncuğu

Lo chiamano anche Occhio di Allah ed è l’amuleto turco più famoso in assoluto, probabilmente originario dell’Asia Centrale. Agli occhi, cui somiglia, da sempre si attribuiscono poteri magici, ma perché blu? Gli occhi di questo colore in Medio Oriente sono rari e ciò che è raro di solito è anche prezioso. Da qui la superstizione secondo la quale il blu intenso respinge la negatività e gli sguardi malvagi. Senza contare gli innumerevoli significati simbolici attribuiti al blu nel corso del tempo.

Pur essendo chiamato Occhio di Allah a quanto pare il Nazar non ha origini religiose, secondo quanto riporta Il Salotto Turco. Deriverebbe piuttosto da un’antica leggenda secondo la quale un uomo dagli occhi blu distrusse, solo con lo sguardo, una roccia che ostacolava la sua strada, mentre 100 uomini non furono in grado di farlo nemmeno con mezzi potenti. 

Gris-Gris

I gris-gris sono amuleti che proteggono dalla sfortuna o che attirano la fortuna, diffusi in vari paesi africani. Vengono realizzati utilizzando oggetti di vario genere, spesso sono sacchettini di stoffa contenenti erbe, oli, pietre, talvolta versi del Corano e altri elementi considerati magici. Possono essere personalizzati con l’aggiunta di elementi che appartengono al destinatario, dai frammenti di unghie ai capelli. 

Mano di Fatima 

Amuleto dalle origini molto antiche, la Mano di Fatima è spesso decorata con diverse incisioni. Nella versione islamica, dov’è anche simbolo di libertà, è decorata con un occhio aperto sul palmo della mano, mentre le cinque dita rappresentano i cinque pilastri dell’Islam. Nella versione ebraica, dove rappresenta la Mano di Miriam, compare una Stella di David e le cinque dita rappresentano i cinque libri della Torah. A seconda di come viene posizionata, può assumere diversi significati. La si trova spesso sotto forma di oggetti da appendere (anche in auto), portachiavi, collane, decorazioni per la casa. E può essere realizzata in diversi materiali.

Maneki neko 

In Giappone spopola il famoso “Gatto della Fortuna”, il cosiddetto Maneki neko a cui viene attribuita la capacità di portare fortuna e benessere. Il gesto della zampa, che può assomigliare a un saluto, per i giapponesi è un cenno di richiamo, un gesto per invitare la fortuna. Si dice che il talismano attiri denaro e fortuna se la zampa sollevata dal gatto è la destra, mentre la sinistra attira amicizia, amore, salute o secondo altre interpretazioni, i clienti. 

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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