Eccezionale ritrovamento a Pompei: due “corpi” perfettamente intatti, colti dalla violenta eruzione del 79 d.C.

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Tentavano di fuggire dalla pioggia di cenere e lapilli ma, come molti di loro, sono rimasti intrappolati: a Pompei ritrovati due scheletri perfettamente intatti i cui calchi hanno restituito la forma esatta dei corpi delle vittime. La scoperta è tra le più importanti della storia dell’archeologia pompeiana.

Gli scheletri sono stati ritrovati nel corso degli scavi nella località Civita Giuliana, a circa 700 m a nord-ovest di Pompei, nell’area della grande villa suburbana già oggetto di numerosi ritrovamenti, tra cui il cavallo bardato del comandante rinvenuto nel corso di un’operazione finalizzata ad arrestare l’attività illecita di tombaroli.

Pompei non finisce dunque di stupirci. E, come fu possibile realizzare i calchi dei cavalli, oggi è anche quelli delle due vittime, queste rinvenute nella parte nobile della villa oggetto delle nuove indagini. I corpi sono stati individuati in particolare in un vano laterale del criptoportico, corridoio di passaggio sottostante della villa, che consentiva l’accesso al piano superiore.

Come riferisce il comunicato stampa ufficiale, questo spazio è di certo largo 2,20 ma al momento non ne è nota la lunghezza. Sappiamo inoltre come non presentasse un solaio in legno come indicato dalla presenza sui muri di sei fori per l’alloggio delle travi che sostenevano un ballatoio.

L’ambiente è obliterato dai crolli delle parti più alte delle murature sotto le quali compare una sorta di inspessimento dovuto proprio alla tragica eruzione del 79 d.C. che a Pompei ha riversato una quantità enorme di cenere e lapilli.

Ed è incredibile come ancora oggi si utilizzi con successo la tecnica di calchi di Giuseppe Fiorelli, che per primo nel 1867 ne fu inventore e sperimentatore. Gran parte degli abitanti di Pompei morirono infatti asfissiati dai gas venefici eruttati dal Vesuvio e i loro corpi sono stati successivamente interamente sepolti dalle ceneri vulcaniche che piovevano dal cielo.

Tramite una colata di gesso liquido nelle cavità lasciate dai corpi che si erano decomposti all’interno del materiale vulcanico è possibile dunque ricostruirli davvero, rimuovendo poi il terreno circostante. E anche stavolta, una volta analizzate le ossa grazie al lavoro dell’antropologa fisica del Parco, si è proceduto alla colatura di gesso che ha ridato al mondo i due corpi, colti dalla pioggia assassina.

Dalle prime analisi sembra che la prima vittima, con il capo reclinato e denti e ossa del cranio visibili, fosse un giovane di età compresa fra i 18 e i 23/25 anni, alto circa 156 cm. Ma la presenza di una serie di schiacciamenti vertebrali, inusuali per la giovane età dell’individuo, fa ipotizzare che fosse uno schiavo costretto a lavori molto pesanti.

Il secondo corpo invece dovrebbe essere quello di un uomo più adulto, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, alto circa 162 cm. Questo però presenta un abbigliamento più articolato rispetto all’altra, con una tunica e un mantello. Probabilmente, dunque, apparteneva ad una classe sociale più elevata, ed era probabilmente il padrone dello schiavo.

“Rivive a Pompei la tecnica di realizzazione dei calchi ideata nell’Ottocento da G. Fiorelli: portati alla luce un ricco pompeiano e il suo schiavo, morti nel 79 d.C. nell’eruzione del Vesuvio” annuncia su Twitter il Ministero dei Beni Culturali.

Il Ministro Dario Franceschini si è già complimentato con gli studiosi per l’incredibile risultato, che definisce “stupefacente”, sottolineandone l’importanza per l’intero patrimonio culturale italiano.

Ma lo sappiamo: non finisce qui. Saranno probabilmente gli scavi dei prossimi mesi a dirci dove questi due uomini fossero diretti.

Fonti di riferimento: pompeiisites.org /  Ministero dei Beni Culturali/Twitter / Dario Franceschini/Youtube

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Roberta De Carolis ha una laurea e un dottorato in Chimica, e ha conseguito un Master in comunicazione scientifica. Giornalista pubblicista, scrive per GreenMe dal 2010.
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