Le più belle poesie d’amore di Alda Merini

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11 anni fa, il 1º novembre 2009, moriva Alda Merini, la più grande poetessa della letteratura italiana contemporanea.

Nata il 21 marzo 1931 a Milano dal padre Nemo e dalla madre Emilia Painelli, secondogenita di tre figli, fin da piccola si dimostra particolarmente sensibile. A 15 anni Giacinto Spagnoletti scrive la prima recensione di una sua poesia, riconoscendone il talento. Ed è sempre lui a pubblicarla per primo nel 1950, nell’Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949.

Nel frattempo si sposa, ha dei figli e continua a pubblicare, perlomeno finché non arriva l’internamento nell’Ospedale Psichiatrico “Paolo Pini”, dal 1964 al ’72. Nel 1979 ricomincia a scrivere ed è in questo momento che prendono vita alcuni dei testi più intensi della sua produzione. Passano gli anni e Alda continua a scrivere, nascono così “L’altra verità. Diario di una diversa“, il suo primo libro in prosa, “Fogli bianchi“, “La volpe e il sipario” e vengono pubblicati sempre più libri e raccolte dedicate alle sue opere e alla sua vita.

In occasione dell’undicesimo anniversario della morte, per omaggiarla e ricordarla, abbiamo selezionato alcune delle sue poesie d’amore più belle.

Ho bisogno di sentimenti

Io non ho bisogno di denaro.

Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.

Ribaciami in uno stelo di amore

Ribaciami in uno stelo
di amore
e pensa alla giovinezza che mi
prende e mi ha lasciato sola
per lunghi anni.

Ho conosciuto in te le meraviglie

Ho conosciuto in te le meraviglie
meraviglie d’amore sì scoperte
che parevano a me delle conchiglie
ove odoravo il mare e le deserte
spiagge corrive e lì dentro l’amore mi son persa come alla bufera
sempre tenendo fermo questo cuore
che (ben sapevo) amava una chimera.

Accarezzami

Accarezzami, amore
ma come il sole
che tocca la dolce fronte della luna.
Non venirmi a molestare anche tu
con quelle sciocche ricerche
sulle tracce del divino.
Dio arriverà all’alba
se io sarò tra le tue braccia.

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Laureata in Scienze dei Beni Culturali, redattrice web dal 2008 e illustratrice dal 2018, ha pubblicato per Giochidimagia Editore "Il sogno attraverso il tempo". Con SpiceLapis ha realizzato "Memento Mori, guida illustrata ai cimiteri più bizzarri del mondo".
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