Il vero finale della storia di Pinocchio che nessuno conosce (e c’entrano il Gatto e la Volpe)

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Qual era il vero finale di Pinocchio, il celebre racconto di Carlo Collodi, nato proprio oggi – il 24 novembre – di 194 anni fa?

Di legno, sì, e col naso che si allungava se diceva bugie, ma quello che all’origine era completamente diverso era il finale, cupo e decisamente horror: Pinocchio, il nostro amato burattino, nei primi racconti pubblicati non si è mai trasformato in un ragazzino in carne e ossa. La sua fine è impiccato a un albero, per mano del Gatto e della Volpe. Macabro no?

Nessuna poesia né melliflua conclusione: quello di Pinocchio di prima penna fu più che altro un finale nudo e crudo, tanto che i bambini dell’epoca – parliamo degli anni ’80 di fine ‘800 – insorsero a giusta ragione.

Insomma, Carlo Collodi, di cui tra l’altro oggi festeggiamo l’anniversario della nascita (e il cui vero nome era Carlo Lorenzini, Collodi è il nome del paese di cui era originaria la madre), assegnò al povero burattino un destino decisamente più tragico.

La storia originale di Pinocchio

Oh babbo mio! se tu fossi qui! E non ebbe fiato per dir altro. Chiuse gli occhi, aprì la bocca, stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito”.

Finiva così, drammaticamente appeso a un albero, la vita di quel burattino dai comportamenti di un ragazzino e che, proprio come ogni ragazzino, non riflette sulle conseguenze delle proprie azioni, agisce sempre con avventatezza, irresponsabilità e di istinto, cose che lo fanno finire sempre in mezzo ai guai pasticci.

Il romanzo nasceva in realtà come racconto a più riprese dal titolo Storia di un burattino, suddiviso in otto puntate illustrate per il Giornale per i bambini di Ferdinando Martini. La fiaba, classica e moderna e intrisa di un verismo verghiano, raccontava le avventure di Geppetto e del burattino parlante Pinocchio, in una veste quasi del tutto simile a quella che oggi conosciamo grazie alla più svariate trasposizioni.

(Pinocchio di Matteo Garrone in sala dal 19 dicembre: ecco il trailer ufficiale che fa emozionare)

Ma nella versione iniziale di quel racconto, Collodi decide di terminare la narrazione con l’impiccagione del burattino alla Quercia Grande per opera del Gatto e la Volpe.

Ma i piccoli lettori mandarono numerosissime lettere al giornale per richiedere il ritorno di Pinocchio ed è così che il 10 novembre 1881 nella ‘Posta dei Bambini’ il direttore annunciò “il signor Carlo Collodi mi scrive che il suo amico Pinocchio è sempre vivo, e che sul conto suo potrà raccontarvene ancora delle belline. Era naturale: un burattino, un coso di legno come Pinocchio ha le ossa dure, e non è tanto facile mandarlo all’altro mondo. Dunque i nostri lettori sono avvisati: Presto presto cominceremo la seconda parte della Storia d’un burattino intitolata Le avventure di Pinocchio’”.

Il malcontento, insomma, fu tale che l’autore non ebbe scelta e dovette continuare a scrivere delle incredibili avventure del burattino di legno, soprattutto garantendo un lieto fine e conferendo una morale: avendo appreso il valore dell’istruzione e dell’educazione, Pinocchio riceve come premio la sua trasformazione in un bambino in carne e ossa.

La pubblicazione si conclude nel 1883, quando Le avventure di Pinocchio sono pubblicate in un volume di 36 capitoli. Da allora, Pinocchio diventa best seller, uno dei libri più letti nell’intera letteratura mondiale.

pinocchio volume 1883

©MinervaAuctions

Tre curiosità su Pinocchio

  • Le tre annate del Giornale per i bambini (1881, 1882 e 1883) raccolte in tre separati volumi e contenenti proprio l’edizione di Pinocchio dal tragico finale furono aggiudicate ad un’asta di Bloomsbury a Roma per 10mila euro a un collezionista privato
  • Il film di Walt Disney che si rifà all’opera originale di Collodi ma che dipinge un personaggio e dei protagonisti decisamente più aggraziati e simpatici ha in realtà stravolto talmente tanto la storia originale che il nipote di Collodi chiese ai tempi al governo italiano di intentare causa alla Disney per aver “eccessivamente americanizzato” la creazione dello zio
  • La morte di Pinocchio non è l’unico tratto macabro del racconto originale: nel corso della storia, infatti, Pinocchio uccide addirittura il grillo con un martello, stanco di ricevere rimproveri.

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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