Torna alla luce il palazzo perduto di Caligola: un giardino esotico pieno di animali selvatici

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Giardini e terrazze collegate da scale, orti esotici, marmi provenienti da tutto il Mediterraneo e pitture brillanti, ma anche spille, gemme e bottoni in bronzo: quello che fu uno dei palazzi più lussuosi tra quelli appartenuti a Caligola oggi diventa un vero e proprio museo.

Erano i cosiddetti Horti Lamiani, un complesso residenziale incastonato sull’Esquilino e tra i più emblematici della Roma imperiale, oggi finalmente svelato attraverso una vasta area archeologica sotterranea nei pressi di piazza Vittorio.

Un tesoro della nostra Capitale che, grazie alla campagna di scavo e valorizzazione – tre anni di indagini su circa 30 mila metri cubi di stratificazione archeologica e ben cinque anni di laboratorio di restauro – condotta dalla Soprintendenza speciale di Roma, è pronto a diventare proprio museo e ad aprire al pubblico.

Possiamo immaginare l’imperatore Caligola che cammina su questa scalinata monumentale per godersi gli spettacoli – spiega Mirella Serlorenzi, esperta del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e responsabile del sito archeologico. Era un palazzo costruito secondo un modello ellenistico e orientale, che combinava grandiosità architettoniche e gusto decorativo con il virtuosismo delle ninfe, delle fontane e degli spettacoli d’acqua”.

Salutato come  straordinario risultato scientifico, il Museo Ninfeo di Piazza Vittorio riporta alla luce uno dei luoghi mitici dell’antica capitale dell’Impero, una delle residenze giardino più amate dagli imperatori.

Padre di questa meraviglia fu Lucio Elio Lamia (da cui il nome Horti Lamiani), membro di una famiglia di cavalieri elevata da Augusto al rango senatorio, che proprio sul colle Esquilino fece creare una lussuosissima residenza lasciata poi alla morte al demanio imperiale. Fu così che Caligola, divenuto imperatore nel 37 d.C., creò qui la sua domus aurea personale.

La visita al museo è un viaggio attraverso questa storia. Si passeggia tra strutture murarie, frammenti architettonici di padiglioni, e migliaia di reperti (anfore, ceramiche, sculture, marmi, utensili di uso comune, gioielli, gemme, vetri) dai quali echeggia la grandiosità del luogo. Basti pensare che il cuore degli Horti era una piazza forense incorniciata da pareti-recinto dipinte con vezzose scene marine su riquadri rosso cinabro impreziosite da fregi puntellati da maschere teatrali, intervallati da colonne.

Gli orti di Caligola sfoggiavano creatività artistica e natura. Lo dimostrano i reperti archeo-botanici che raccontano storie incredibili. “Ossa di leone, di orso e struzzo, ma anche cervi e cerbiatti – conclude la Serlorenzi. Dobbiamo immaginare in questo luogo animali che correvano liberi come fosse un paesaggio incantato, ma anche animali feroci che venivano utilizzati, come nel Colosseo, per i giochi circensi privati”.

Fonte: SITAR

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per greenMe dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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