Oceanbreath, il brano realizzato con i suoni di balene e pesci al posto degli strumenti dal chitarrista dei Subsonica

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Non ci sono strumenti musicali elettronici o acustici. Il suono che ascolterete è prodotto solo dai pesci della barriera corallina australiana e dal canto di una balena, campionato e trasformato in pianoforte. Si chiama Oceanbreath ed è il nuovo suggestivo brano realizzato dal chitarrista dei Subsonica, Max Casacci.

La bellezza della fauna marina trasformata in musica. Versi che diventano note, come quello di uno zifio intonato come un immaginario flauto marino. Ma ci sono anche i rumori delle onde e i suoni dei delfini. Ma il finale è amaro ed è ritmato sul rumore della rottura dei ghiacciai causata dal riscaldamento globale.

“Oceanbreath” nasce da un’idea del chitarrista dei Subsonica con l’aiuto della biologa marina Mariasole Bianco, presidente della onlus Worldrise. Casacci ha utilizzato rumori, ambienti sonori, canti o versi acquatici provenienti da diverse zone marine forniti dalla onlus. Manipolando sapientemente quei suoni, ha raccontato il respiro dell’oceano, a tratti suggestivo, ma in alcuni punti affannoso.

“Ho deciso di supportare il lavoro di Worldrise, realizzando per loro una piccola sinfonia dell’oceano, in quattro movimenti, senza utilizzo di strumenti musicali, acustici o elettronici. Ho lavorato per mesi, durante il lockdown, manipolando ambienti sonori, canti o versi acquatici provenienti da diverse zone marine” ha detto Casacci. “È stato stupefacente scoprire che esistono varietà di pesci capaci di intonare cori, con la stessa vena crepuscolare degli uccelli. Proprio a partire da quel suono incredibile, una specie di mantra, ho costruito questa “Oceanbreath”, che si apre con un’ambientazione subacquea quieta ma maestosa come l’Oceano stesso. Per poi fare emergere tra le onde uno strumento simile a un pianoforte, ricavato dalla modificazione del canto di una balena”.

La bellezza del canto degli animali marini però lascia il posto a un finale inquietante e incredibilmente reale, quello del rumore della rottura dei ghiacciai che chiude il brano. Un modo per ricordarci i rischi causati dall’innalzamento dell’acque e in generale dal riscaldamento globale.

“La vocalità di alcuni cetacei come lo zifio, dal quale ho ricavato un immaginario flauto marino, i rumori potenti del capodoglio, ma anche gli scrocchi intermittenti di pesci più comuni si sono rivelati strumenti stupefacenti, per questa partitura naturale. Che vuole essere anche una chiave per empatizzare con il più grande ecosistema che del pianeta, e con le sue fragilità” prosegue Casacci.

Non solo una canzone, dunque ma un grido di allarme che riguarda l’emergenza climatica.

Qui il video:

Oceanbreath fa parte di una nuova opera sonora, che uscirà a fine novembre, grazie alla quale Max Casacci userà la potenza della musica per la tutela dell’ambiente e per la sensibilizzazione sui cambiamenti climatici. Un manifesto musicale costruito esclusivamente con suoni e rumori dei fragili ecosistemi del pianeta Terra.

Fonti di riferimento: Facebook/Max Casacci

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Giornalista pubblicista specializzata in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo. Nel 2011 ha vinto il Premio Caro Direttore e nel 2013 ha vinto il premio Giornalisti nell’Erba grazie all’intervista a Luca Parmitano.
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