‘Vince chi molla’, la ‘canzone-medicina’ di Niccolò Fabi per affrontare la paura del futuro

Niccolò Fabi

Chi molla la presa può davvero ambire a vincere? D’istinto, diremmo di no, perché ci hanno insegnato che, per vincere, bisogna perseverare, opporre resistenza, stringere i denti. Ci hanno insegnato che abbandonare il campo di battaglia sia da perdenti. E, come se non bastasse, il futuro ci è sempre stato raccontato come il punto più alto di una salita, a cui arrampicarsi con determinazione e tenacia. Con coraggio.

Coraggio, appunto. E se ne servisse di più per alleggerire il carico e togliersi di dosso il peso delle aspettative (nostre e degli altri), delle radici, del passato? E se la salvezza non fosse resistenza ma abbandono al fluire ininterrotto delle cose? E se vincere non fosse la conseguenza di un combattimento ma di una arresa? Ecco cosa racconta Niccolò Fabi in Vince chi molla: quello che abbiamo sempre creduto vero, vale a dire che per vincere sia necessario non arrendersi, in realtà è soltanto un dogma, un principio a cui non ci siamo mai ribellati per paura di essere etichettati come perdenti. In questo brano, però, l’artista romano dimostra esattamente il contrario: «la salvezza non si controlla», dice, «vince chi molla».

Il significato di Vince chi molla

Vince chi molla fa parte, non a caso, dell’album Una somma di piccole cose, pubblicato da Fabi nella primavera del 2016. Un disco, questo, intimo e viscerale, delicato e potente, proprio per la capacità del cantautore romano di spingersi in profondità e di riportare a galla l’uomo e le sue striature, i limiti e i pregi, i compromessi a cui si affida per uscire illeso dalle sue zone d’ombra. A conclusione del disco, c’è Vince chi molla, che non è altro che un invito ad arrendersi, a non alzare muri per farsi scudo, ma a lasciare che ogni cosa faccia il proprio corso, che faccia un po’ male prima di diventare un ricordo. Vince chi molla è un invito a lasciare il controllo di ogni cosa, del passato, delle aspettative di chi ci ha cresciuto, di una società che ci vuole diversi, migliori, invincibili, perfetti o perfettibili. Ma, prima di ogni altra cosa, è un invito a non essere i nostri stessi nemici, a non giudicarci, a non mortificarci.

L’inizio del brano, a tale proposito, è emblematico: «Lascio andare la mano che mi stringe la gola», così canta Fabi, in apertura. Perché, prima ancora che gli altri, noi dobbiamo vincere la nostra stessa resistenza, liberarci dai confini che noi stessi stabiliamo, imparare ad essere consapevoli di quel che siamo, non restare prigionieri di quello che vorremmo essere. Non saremo mai quello che vogliamo, se non ci liberiamo dalla mortificazione del nostro stesso giudizio. Il futuro rimarrà qualcosa di distante e irrealizzabile, finché non impareremo ad accoglierlo. E, perché ciò avvenga, è necessario cambiare il modo di entrare in relazione con gli altri e con la società che ci circonda.

Non solo, qualche verso dopo, Niccolò canta così: «Lascio andare mio padre e mia madre e le loro paure», perché non ci facciamo carico solo del nostro passato, ma anche di quello che abbiamo ereditato dai nostri genitori, che ci appartiene nostro malgrado. Lasciare andare non significa dimenticare, sarebbe un palliativo, non una cura. Lasciare andare vuol dire far sì che il ricordo non diventi un ostacolo al futuro.

Il senso di Vince chi molla, infatti, è nei versi successivi: «Per ogni tipo di viaggio meglio avere un bagaglio leggero», è da qui che inizia la risalita dopo un lunga apnea, sono queste parole a segnare il risveglio dal torpore, dalla paura invalidante, dall’attaccamento insano al passato, alle abitudini, a un destini scritto e inviolabile. «Cerco di non trattenere più nulla, lascio tutto fluire», la salvezza inizia a compiersi quando le mani si aprono e non sono più in tensione, quando i denti non battono più gli uni contro gli altri per la fatica della sopportazione, quando «le palpitazioni ritornano battiti». Quando, in altre parole, il futuro non trova ostacoli, ma la strada spianata da chi ha smesso di lottare a vuoto e di volere il controllo su ogni cosa.

Gli ultimi versi, anticipati poc’anzi, sono emblematici: «La salvezza non si controlla, vince chi molla». Non serve combattere con le onde alte, tanto l’avranno sempre vinta loro. Ogni tanto, è bene lasciarsi trascinare, perché in fondo si finisce sempre a riva. Che sia paura del futuro, dei cambiamenti, degli addii, delle separazioni o della morte, cercare di averne il controllo può diventare avvilente, di certo è inutile. Vince chi molla significa che solo passando attraverso il dolore è possibile guarirlo, significa che il futuro non va sfidato, ma accolto e, perché ciò avvenga al meglio, è importante spogliarsi del superfluo.

«Questa è una canzone sulla paura. Sulla paura delle trasformazioni, quella delle grandi partenze, delle separazioni. E sulla regina di tutte le paure, quella di morire, anzi più precisamente di stare per morire, che è ancora più perniciosa», ha rivelato lo stesso Fabi. Vince chi molla è una canzone che alleggerisce il presente per accogliere il futuro, un esercizio che tutti dovremmo fare per non lasciarci schiacciare dal peso di ciò che è stato, in vista di ciò che sarà. È uno sguardo nuovo, un nuovo modo di vincere la paura del domani.

Testo

Ecco il testo di Vince chi molla:

Lascio andare la mano
che mi stringe la gola
Lascio andare la fune
Che mi unisce alla riva
Il moschettone nella parete
L’orgoglio e la sete
Lascio andare le valigie
I mobili antichi
Le sentinelle armate in garitta
Ogni mia cosa trafitta
Lascio andare il destino
Tutti i miei attaccamenti
I diplomi appesi in salotto
Il coltello tra i denti
Lascio andare mio padre e mia madre
E le loro paure
Quella casa nella foresta
Un umore che duri davvero
Per ogni tipo di viaggio
Meglio avere un bagaglio leggero
Distendo le vene
E apro piano le mani
Cerco di non trattenere più nulla
Lascio tutto fluire
L’aria dal naso arriva ai polmoni
Le palpitazioni tornano battiti
La testa torna al suo peso normale
La salvezza non si controlla
Vince chi molla
Vince chi molla

Video

Ecco il video di Vince chi molla:

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Basilio Petruzza ha conseguito la laurea triennale in Lettere, indirizzo Musica e Spettacolo, e la laurea magistrale in Dams, indirizzo Teatro-Musica-Danza. È uno scrittore e blogger, ha pubblicato due romanzi e ha un blog.
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