Buon compleanno ‘Narciso e Boccadoro’: compie 90 anni il capolavoro di Hermann Hesse

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“Sono Boccadoro”, disse, “il nuovo scolaro”. Narciso salutò brevemente, senza sorridere: gli indicò un posto nel banco posteriore e proseguì la lezione. Comincia da qui la storia d’amicizia probabilmente più famosa del ‘900: Narciso e Boccadoro, il capolavoro di Hermann Hesse che quest’anno compie 90 anni.

Era il 1930 quando il poeta tedesco compose quello che sarebbe diventato un romanzo bello e potente, concentrato sull’eterna diatriba che riaffiora in ogni suo scritto: quella tra natura e spirito, tra arte e ascesi, tra eros e logos.

È su quella, infatti, che Hesse (Naobel per la letteratura nel 1946) calibra tutta la sua bibliografia, con sullo sfondo quell’angoscia che l’uomo incontra nella scelta tra il dovere e l’essere, tra un obbligo e la libertà di scelta, in una costante ricerca di equilibrio e perfettibilità.

È questa la storia di Narciso e di Boccadoro, l’uno dotto e ascetico, l’altro artista geniale e vagabondo, che ci insegnano a guardare nel profondo di noi stessi, scoprire desideri e farsi forza con l’esperienza. E non solo: nel tempo il romanzo è stato oggetto anche di più diverse riletture in ambito psicanalitico: dal punto di vista freudiano, nel tormentato sentimento di mancanza avvertito da Boccadoro per la madre, in chiave junghiana guardando al rapporto di Boccadoro con Narciso

La storia di Narciso e Boccadoro

Nel Medioevo leggendario del cattolicesimo monastico è ambientata la storia dell’amicizia tra Narciso e Boccadoro, che si incontrano nel convento di Marianbronn dove Narciso si prepara per prendere i voti monastici e Boccadoro, orfano di madre, viene portato dal padre per fargli seguire una vita ascetica.

Sarà il dotto e ascetico Narciso, destinato a una brillante carriera religiosa, ad aprirsi pian piano al suo nuovo amico parlando del suo destino e condividendo i suoi pensieri con sincerità e generosità:

Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra mèta non è di trasformarci l’uno nell’altro ma di conoscer l’un l’altro e di imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro complemento”.

A guidare Boccadoro sarà anche l’immagine e la costante mancanza della mamma perduta e per la quale Narciso gli consiglia di andare al di là del monastero per ricercare, attraverso il contatto con il mondo, ciò che aveva perso e pensava di aver dimenticato. I due amici si separano e prendono strade diverse.

Narciso si dedica alla meditazione, alla preghiera e alla penitenza, mentre Boccadoro, bello ed affascinante, fa esperienze non sempre positive. Lo faranno vagabondare parecchio e si troverà tra mille difficoltà, ma troverà una mistica soluzione nell’arte e nella scultura.

I due amici si ritrovano decenni dopo: segnati dalle esperienze e dalla vita vissuta, si confesseranno l’un l’altro il bene che li ha uniti. Amici, indissolubilmente legati, saranno insieme fino a che il primo fra i due non lascerà questo mondo. Ma, per lasciarlo, bisogna ritrovare la propria madre che è la propria origine, perché senza l’inizio non ci può essere una fine.

Narciso e Boccadoro, le frasi più belle

Lascia che te lo dica oggi quanto ti voglio bene, quanto tu sei stato sempre per me, come hai arricchito la mia vita. […] Tu non puoi misurare ciò che significhi. Significa la sorgente in un deserto, l’albero fiorito in un terreno selvaggio. A te solo debbo che il mio cuore non sia inaridito, che sia rimasto in me un punto accessibile alla grazia

C’è la pace, ma non una pace che alberghi durevolmente in noi e non ci abbandoni più. C’è solo una pace che si conquista continuamente con lotte senza tregua, e tale conquista dev’essere rinnovata giorno per giorno

Narciso si chinò lentamente verso di lui e fece quello che in tanti anni della loro amicizia non aveva mai fatto, sfiorò con le sue labbra i capelli e la fronte di Boccadoro. Questi si accorse di ciò che accadeva, prima con stupore, poi con commozione “Boccadoro”, gli sussurrò all’orecchio, “perdonami di non averlo saputo dire prima

Che sarebbe l’amore senza la necessità di nascondersi? Che sarebbe l’amore senza pericolo?

I mistici sono quei pensatori che non sanno staccarsi dalle rappresentazioni, quindi non sono per nulla pensatori. Sono artisti segreti: poeti senza versi, pittori senza pennello, musicisti senza note. Ci sono fra loro spiriti nobili e altamente dotati, ma sono tutti, senza eccezione, degli uomini infelici

Lo spirito non può vivere nella natura, ma solo di fronte ad essa, come suo contrapposto

Solo la scissione e il contrasto rendono ricca e fiorente una vita

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Giornalista pubblicista, laurea con lode in Scienze Politiche, un master in Responsabilità ed etica di impresa e uno in Editing. Scrive per Greenme.it dal 2009. È volontaria Nati per Leggere in Campania.
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